Michelle Yeoh - CineFatti

Michelle Yeoh in 5 film: Evoluzione della Lady dal pugno di ferro

Un’occasione per raccontare il percorso di Michelle Yeoh, arrivata alla Aung San Suu Kyi di Luc Besson – di Fausto Vernazzani.

Si apre oggi il Festival Internazionale del Film di Roma con una tematica sociale di grande attualità: Aung San Suu Kyi. Di lei si parla da oltre 20 anni, da quando fu imprigionata dalla nuova dittatura nel lontano 1989, dopo la vittoria elezioni democratiche in Burma. Nobel per la pace nel 1991, sempre rifiutatasi di andare in esilio per essere vicina al suo paese, anche quando suo marito, lontano da lei, stava morendo. Liberata solo nel 2010, l’anno successivo esce già un film sulla sua vita: The Lady. Alla regia un mostro sacro del cinema d’azione e dell’emozione degli anni ’90, ovvero Luc Besson, che negli ultimi dieci anni si è dato per lo più alla produzione di film di serie B, C o anche Z. Per qualche motivo la vicenda gli stava a cuore, ma come mai lui si dia alla regia di un biopic su una figura mondiale di tale importanza e caratura, è una domanda che non avrà risposta. Pare invece cader bene la scelta su chi la interpreterà, una donna su cui oggi spenderemo più di una parola: Michelle Yeoh. Sammo Hung, Jackie Chan e altre star del cinema d’arti marziali cinese, erano i colleghi stretti di una giovane Yeoh che cominciò a far faville sul grande schermo con le sue doti di combattente. Fu proprio grazie al secondo, il grande Jackie, che si fece conoscere con il ruolo dell’Ispettrice Jessica Yang in Police Story 3: Super Cop, da cui fu poi tratto uno spin-off solo per lei nel 1993, intitolato Once a Cop. Tanti sono stati i suoi film, anche se per la media di produzione del cinema cinese, la presenza di Yeoh nelle sale è piuttosto scarsa, ma cercheremo di riassumerla in cinque film degni di nota, o comunque capaci di appassionare lo spettatore d’ogni dove.

The Heroic Trio (Johnnie To, 1993) – Uno dei film d’azione più amati in Cina, realizzato da un regista che negli anni a venire sarebbe stato considerato uno dei migliori delle grandi produzioni di Hong Kong. Yeoh appare accanto ad altre due grandi stelle: Anita Mui, forse la ricorderete in Terremoto nel Bronx, e Maggie Cheung, vincitrice della palma d’oro a Cannes nel 2004 per Clean di Assayas. Il trio del titolo è dotato di enormi poteri e soprattutto di grande destrezza e forza,  messe in mostra più e più volte, tanto tra di loro quanto contro altre star come Anthony Wong, qui in una delle sue primissime apparizioni. Si tratta di un poliziesco-fantasy dove un Mostro ordina alla plagiata Donna Invisibile (Yeoh) di rapire 18 bambini per scegliere un nuovo Re per la Cina, e alle forze dell’ordine non resta che rimettersi alla speranza che due eroine come Wonder Woman (Mui) e la Cacciatrice di Ladri (Cheung) li aiutino a catturare la malvagia rapitrice. Colpi di scena non ne esistono, emozioni invece sì, non tanto nei momenti più movimentati, quanto nelle caricatissime scene d’amore fraterno o dolcezze tra innamorati, protagonisti faciloni di quello che alla fine non è altro che un blockbuster à la cinese. Qui Yeoh si fa notare soprattutto per la sua tuta rossa attillata, per la capacità di interpretare un personaggio dal doppio ruolo in cui comincia a spiccare la sua abilità nel mostrare tristezza, rimorso per un passato turbolento e triste, cosa che riprenderà anche in futuro.

La tigre e il dragone (Ang Lee, 2000) – Nel 1997 fu la Bond Girl per Pierce Brosnan, primo ruolo nel cinema occidentale, ma è il 2000 l’anno della ribalta, con il film che ha decretato anche l’inizio del successo di Ang Lee. Co-produzione Taiwan, Hong Kong e Cina, La tigre e il dragone vinse il premio come miglior film straniero sia agli Oscar che ai BAFTA, e miglior film agli Hong Kong Film Awards, e Michelle Yeoh fu nominata diverse volte come miglior attrice, vincendo però solamente coi critici della Toronto Film Association. Lei è Shu Lien, donna affermata con un passato da guerriera, con la morte e un gran peso sulle spalle: quello di non essere mai stata compagna del maestro Li Mu Bai (mitico Chow Yun-fat). La storia su cui questo amore converge è quella di Jen Yu (Zhang Ziyi) giovane figlia del governatore Yu, allieva di Volpe di Giada, rozza assassina del marito di Shu Lien. È la storia di un passato che torna a galla, della ricerca di riscatto e soprattutto di pentimento, colpe da espiare tramandando le proprie conoscenze. Anche se Ziyi fu l’attrice più in risalto di tutto il film, i veri protagonisti e maestri, anche della recitazione e non solo d’arti marziali, sono proprio Michelle Yeoh e Chow Yun-fat, entrambi protagonisti di eccellenti scene di combattimento coreografate da Yuen Woo-ping, uno dei migliori nel campo.

Memorie di una Geisha (Rob Marshall, 2005) – Yeoh torna insieme a Ziyi in un film in cui è meno centrale del solito, ruolo che dal 2004 al 2010 le cadrà addosso. Ziyi è Sayuri, bambina venduta da una famiglia in difficoltà economiche per diventare una Geisha. Tratto dal bestseller di Arthur Golden, è una love story che mostra all’Occidente il mondo spietato delle Geishe negli anni precedenti e posteriori alla seconda guerra mondiale. Non piacque molto ai giapponesi che videro un’attrice cinese nelle vesti di protagonista, ma trattandosi di una produzione soprattutto occidentale, non ci si poteva aspettare altro che la scelta cadesse sui volti più conosciuti degli astri asiatici. Così che nel cast si ritrovano Gong Li, probabilmente la miglior attrice d’Oriente in circolazione, e Michelle Yeoh, ma anche il buon Ken Watanabe e il meraviglioso, ma ancora sconosciuto al pubblico dell’ovest, Koji Yakusho. La Yeoh qui è la buona Geisha Mameha, donna saggia, d’esperienza così come la Shu Lien de La tigre e il dragone, che insegnerà a Sayuri come essere una Geisha perfetta. Di sicuro uno dei film sulla cultura orientale più amati dal pubblico, ma Michelle era più che in ombra a causa di una performance a livelli altissimi dell’immensa Gong Li, qui nei panni di Hatsumomo, triste rivale di Sayuri.

Sunshine (Danny Boyle, 2007) – Dopo le Memorie di una Geisha la carriera di Michelle Yeoh subisce un calo terribile, le sue partecipazioni si limitano a semplici ruoli da narratore nel non tanto buono Fearless, o apparizioni in film orrendi come Babylon A.D. e il terzo episodio della saga La Mummia. Per questo motivo a spiccare è il film di fantascienza di Danny Boyle, una delle sue opere meno considerate forse, ma di un certo livello. Siamo sull’Icarus 2, un’astronave diretta al Sole, una stella ormai morente che sta condannando l’umanità a un Inverno sempre più rigido e insopportabile. Il gruppo di scienziati sull’Icarus sono l’ultima speranza per la Terra, il loro scopo è sganciare un ordigno all’interno del Sole per creare una nuova stella e salvare il mondo. Il cast è internazionale: Hiroyuki Tanaka, Cillian Murphy, Chris Evans, Rose Byrne, Cliff Curtis e Michelle Yeoh sono i principali. Lei è Corazon, un personaggio che più orientale non si può, biologa e addetta alla cura del Giardino dell’Ossigeno dell’astronave. Non c’è molto spazio per i personaggi in questo film, poco si dice su di loro, molto invece sul loro stato emotivo e Yeoh a differenza dei film passati finirà per avere un ruolo marginale di donna pragmatica e amante della vita.

La congiura della pietra nera (Chao Bin-su & John Woo, 2010) – Un ritorno in grande stile per la Yeoh. La salma del monaco Bodhidharma è considerata un artefatto di valore inestimabile, chiunque la possieda per intero avrà il potere di padroneggiare le arti marziali al meglio e allo stesso tempo curerebbe tutti i mali del corpo. Drizzle (Yeoh) riesce ad ottenere una delle due parti e a portarla via dalla congrega di assassini di cui faceva parte, la Pietra Nera. Tuttavia un monaco chiamato Saggezza riesce a convincerla a lasciare la sua vita fatta di spargimenti di sangue e dopo un’operazione chirurgica, cambia il suo volto per cominciare una vita semplice e onesta nella Capitale. Riesce persino a sposarsi con un umile corriere, ma con la Pietra Nera non ha finito e molte altre cose si scoprono non essere le stesse. Drizzle, o anche Zeng Jing, è come la Shu Lien del film di Ang Lee: una donna vittima dei fantasmi del passato. La differenza qui è nell’espiazione. Se nel primo era tutta nascosta dentro il personaggio di Zhang Ziyi, qui è per intero nel sacrificio. Dopo dieci anni finalmente Michelle Yeoh ritorna dunque ad interpretare un personaggio degno di lei, non solo come attrice, ma anche come esperta di arti marziali, la sua dote primaria. Si vede che c’era bisogno di un film con una struttura solida e un cast con cui potersi confrontare che fosse alla sua altezza e Zhang Ziyi non può certo paragonarsi al Chow Yun-fat de La tigre e il dragone o lo stesso co-protagonista de La congiura della pietra nera Jung Woo-sung, coreano che dopo il western di Kim Ji-woon Il buono, il matto, il cattivo, ha dato una grande prova e dato vita, insieme alla co-protagonista, a una coppia inaspettatamente simpatica.

Ora si aspetta di vedere che ne sarà di lei in quello che sarà forse uno dei suoi ruoli più famosi, se Luc Besson avrà deciso di fare il bravo e mettere un punto alla sua ormai morta carriera registica per ricominciare da capo con un nuovo paragrafo.

 


			

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