Cold Fish (Sion Sono, 2010)

di Roberto Manuel Palo.

Shion Sono è entrato di diritto nell’olimpo dei miei registi preferiti. Il suo Cold Fish fa felice tutti: amanti dei film drammatici, amanti dei thriller, amanti dello splatter, amanti del comico grottesco, amanti del cinema e amanti in generale. Protagonista è una famiglia composta da tre persone, che gestisce un piccolo negozio di pesci tropicali: Shamoto è un uomo schiavo delle convenzioni ed è convolato in seconde nozze con Taeko dopo tre anni dalla morte della sua prima moglie. Mitsuko, la figlia ribelle, non apprezza la nuova presenza familiare ed è una ragazza che fa tutto quello che vuole senza alcuna pressione del padre. Un giorno Mitsuko viene sorpresa dal direttore di un supermercato mentre taccheggia. Convocati i genitori, il direttore gli dice che vuol fare arrestare Mitsuko. Grazie all’intervento del signor Murata, Mitsuko evita la prigione. Il signor Murata è proprietario del più grande negozio di pesci tropicali della zona e propone a Shamoto di lasciare Mitsuko lì a lavorare per recuperarla e inserirla nella società. Murata ha una bellissima moglie, Aiko, che le dà una mano nella gestione del negozio. I due coniugi si rendono subito simpatici, ma presto Shamoto scoprirà che non è tutto come sembra. Murata è un grande imbroglione che cerca di ingannare la gente proponendo improbabili investimenti e, una volta che qualcuno scopre l’inganno, viene reso invisibile. Come? Smembrandolo e dandone i resti in pasto ai pesci.

Cold Fish è geniale sin dal titolo, metafora dell’ascesa sociale in rapporto alla catena alimentare, dove il pesce più grande fa un sol boccone del pesce più piccolo, ma anche simbolo della freddezza di Murata e della moglie Aiko nello smembrare corpi come fosse un’ azione di routine. Uno dei temi che Sono sviluppa è il seguente: “la vita è dolore“. Questo concetto viene riproposto qua e là tramite riferimenti in immagini e anche attraverso le parole che Murata dice al figliolo Shamoto per l’intero arco del film. Shamoto viene educato da Murata come da parte di un padre; un padre burbero, violento, ma affettuoso che vuole preparare il figliolo ai dolori della vita e a superarli “a modo suo”, non grazie agli stereotipi e ai luoghi comuni dell’educazione e della galanteria. Murata riesce sin troppo bene nel suo compito così come riesce ad inculcare l’idea che “la vita è dolore”,  e che Shamoto, di rimando, cercherà di far capire alla figlia.

Altra idea ricorrente in Cold Fish è che:”la terra è nata 4,6 miliardi di anni fa e tra altri 4,6 miliardi di anni cesserà di esistere”. Perché Shion Sono ce lo ricorda? Perchè in 4,6 miliardi di anni ci saranno milioni di uomini come Murata e come Shamoto, pesci grandi che mangeranno pesci piccoli, pesci grandi che smembreranno chiunque intralci il loro cammino verso la cima assoluta: l’astronomia che si rapporta alla vita sociale.

Una nota di merito va agli attori. Tra tutti spiccano sia Denden (Murata), davvero bravissimo a interpretare il suo istrionico personaggio, che senza difficoltà passa dallo sguardo rassicurante e affabile dell’uomo d’affari generoso a quello truce e freddo del carnefice spietato; e Asuka Kurosawa (Aiko), bellissima e bravissima. Sono si riconferma un genio.

See You Soon.

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