Rosemary's Baby – Nastro rosso a New York (Roman Polanski, 1968)

di Roberto Manuel Palo.

È il nome più atteso di oggi e, forse, di tutto la mostra veneziana, tutti vogliono vedere Carnage e lui…non c’è. Non ci può essere perché l’Italia ha un accordo di estradizione con gli USA. Nel 2009 fu arrestato in Svizzera per aver abusato sessualmente di una minorenne 33 anni fa in casa di Jack Nicholson. Il suo Carnage, però, è più che presente e questa mattina ha riscosso un ottimo successo durante la proiezione in anteprima per la stampa.

Con Rosemary’s Baby, Roman Polanski si fece notare dal pubblico. Era una delle prime volte che al cinema si portava il tema del satanismo e delle congreghe, tematiche che in quel periodo stavano prendendo sempre più piede negli Stati Uniti. Rosemary e Guy Woodhouse sono una coppia di sposini che cercano casa a New York. Rosemary è appena uscita dal college, Guy vuol diventare un grande attore e trovano casa in un elegante palazzo abitato da sole persone anziane. I loro vicini, Roman e Minnie Castevet, invitano la coppia a cena. Successivamente iniziano ad essere assiduamente presenti nella vita coniugale dei Woodhouse. Una notte Rosemary viene sedotta dal demonio e rimane incinta. Ignara di tutto, è felice come una pasqua. Intanto Minnie inizia a darle una strana bevanda e le consiglia di cambiare ginecologo. Rosemary inizia a nutrire i primi sospetti che qualcosa non vada sia per la asfissiante presenza di Minnie sia per la bevanda, che ha un sapore strano, e inizia ad indagare su ciò che le sta succedendo. Minnie e Roman sono due vecchietti gentili e simpatici di facciata, in realtà membri di una setta satanica, sempre tra i piedi a controllare se il loro piano diabolico stia procedendo per il meglio.

Mia Farrow (Rosemary Woodhouse) è stata la terza scelta di Polanski che, inizialmente, chiese a Jane Fonda e Tuesday Weld di interpretare la parte. Per quanto riguarda la scelta di John Cassavetes (Guy Woodhouse), attore molto in voga nella scena indipendente di quel periodo, fu immediata. I due attori se la son cavata egregiamente, entrando benissimo nelle rispettive parti: la Farrow nei panni della donna felicissima di avere un bambino, ma che cade nella disperazione quando inizia a capire che la cosa più bella che può succedere nella vita si trasforma inesorabilmente in un incubo; e il Cassavetes nel ruolo del marito premuroso che, improvvisamente, ha successo e trascura la moglie tenendogli nascosti i motivi dell’improvvisa notorietà e cercando di fingere una certa normalità casalinga.

Ma l’interpretazione più immensa è sicuramente quella di Ruth Gordon (Minnie Castevet), una vecchietta esperta nei sotterfugi e negli inganni. Premurosa, gentile e simpatica agli occhi di Rosemary, anche se troppo presente, non lascia trasparire alcun segno dell’immenso disegno malvagio che ha in serbo per Rosemary e il suo bambino. Neanche allo spettatore. 

Fra le scene più significative spiccano quella, assai inquietante, dell’accoppiamento – di Rosemary col Diavolo – con in sottofondo la melodia degli adepti; e poi, naturalmente, il finale, di rara bellezza estetica, registica e misteriosa. Tutti dovrebbero vedere questo film, almeno una volta nella vita.

See You Soon.

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