Shadow (Federico Zampaglione, 2009)

Shadow e l’ombra del (mezzo) fallimento – di Roberto Manuel Palo.

Federico Zampaglione, cantante dei Tiromancino, nel tempo libero si diletta a fare il regista. Dopo il non proprio positivo film d’esordio Nero Bifamiliare (2006), Zampaglione ha voluto cambiare nettamente stile per la sua seconda opera. Nasce così Shadow. È riuscito a smentire la mia regola?

La trama

David è un biker americano di ritorno dalla guerra in Iraq. Ama andare in mountain-bike nei boschi e un suo amico gli ha consigliato un luogo considerato il paradiso dei bikers. Qui incontra Angeline, anch’essa biker. Il paradiso si trasformerà presto in inferno per David e Angeline. Infatti nei boschi è aperta la stagione di caccia. I due, tentando di salvare alcuni animali gridando “scappa!”, si inimicano due loschi figuri che si vedevano gli animali già nel loro stomaco. Inizia così una caccia all’uomo. Ma nel bosco c’è una quinta persona che attende tutti e quattro i malcapitati. La cosa non piacerà a nessuno.

Un buon inizio

Alla prima parte di questo film mi sono detto”È fatta! Finalmente ti ho trovato, bastardo che salverai il cinema horror italiano! Dove eri finito, eh?”. Ma appena è arrivato il boogeyman,  un misto tra Voldemort e l’alieno di Signs, Zampaglione manda tutto a puttane. Ed è un peccato! Perché il Voldemort-Alien è veramente inquietante e poteva essere sfruttato molto meglio.

Ma, invece, Shadow finisce lì e comincia la piattezza. Dal thriller si passa all’horror puro. Ma è un horror senza né capo, né coda, né sangue, e il finale ti fa venir voglia veramente di piangere per l’occasione buttata. Lì Shadow si lancia per intero nel cesso e tira la catena.

Però le basi ci sono. Una piccola speranza il primo tempo della pellicola la tiene accesa. Basterebbe lasciare la politica fuori e non cambiare in modo così repentino l’assetto di partenza. Se nella prima parte di Shadow stai realizzando un thriller cupo e pieno di tensione, non puoi trasformare la seconda in un film alla Hostel senza renderlo neanche sanguinolento. Se il thriller si trasforma in horror allora il sangue è d’obbligo.

Il fu Dario Argento lo capì benissimo con Profondo rosso. Zampaglione di sangue, quando il film si trasforma in Hostel, ne mette poco o nulla. Si limita a far vedere solo gli attrezzi di tortura. Ed è sbagliato. Perché in questo modo deludi sia i fan che si aspettavano che la caccia all’uomo continuasse fino alla fine con un crescendo di tensione, sia i fan del genere splatter che pensano:”Finalmente si vedrà un po’ di sangue”. Tutta la tensione e l’attenzione createsi sino al momento Hostel, vanno scemando pian piano fino a far sperare allo spettatore che Shadow finisca al più presto.

See You Soon.

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