Kung Pow (Steve Oedekerk, 2002)

di Fausto Vernazzani.
«Wiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii»
cit. Bastoni talponi.

Kung Pow è probabilmente uno dei film più dementi della storia del cinema, non c’è pietà verso ogni forma d’intelligenza di qualunque tipo nel film di Steve Oedekerk. Tutti sono abituati alle parodie dei fratelli Zucker, di Abrahams o dei Wayans, ma questo va oltre ogni limite, raggiunge i confini della realtà e della comprensione umana.

La storia parla di un bambino, il prescelto, la cui famiglia fu uccisa dal malvagio Maestro Ahi Ki Mal – che si farà poi chiamare Betty senza alcune spiegazione logica -, e per continuare vi faccio leggere la descrizione del narratore ad inizio film: “Il bambino era diventato uomo. Rotolato in fondo a una gola era stato allevato da vari roditori senza avere una casa vera. Girovagava per le terre selvagge alla ricerca di colui che gli aveva rubato la vita. E così andava avanti a piedi. E qualche volta in macchina. E di tanto in tanto faceva festa con le creature del deserto. Sapeva ben poco del fatto che dinanzi a lui si stendesse una strada mistica fatta di grandi guerrieri e leggende.”

In sostanza è un continuo nonsense, tra bastoni rotanti fatti di talpe, allievi di scuole d’arti marziali addestrati male di proposito per ridere, falene ingoiate senza motivo e mucche che combattono meglio dell’Agente Smith di Matrix. Nulla è chiaro se non che si sta guardando forse la più grande cazzata – concedetemi il francesismo – che il cinema abbia mai conosciuto nei suoi oltre cento anni di storia.

Il film è girato quasi completamente in green screen, poiché la maggior parte delle scene sono prese dal film di kung-fu Savage Killers del 1977, a cui Oedekerk aggiunge la sua immagine e diversi elementi o scene nuove per far rientrare il suo Kung Pow in quelle sequenze, ed inoltre ridoppia (solo nella lingua originale) tutti i personaggi togliendo ancora più senso a questa demenza. E’ impossibile dire che questo sia un film bellissimo, eccezionale, grandioso, perché la sua stupidità chiude ogni porta a qualsiasi altra possibilità di giudizio, ma è proprio la deficienza insita in ogni fotogramma di Kung Pow il suo punto di forza. Gli appassionati del genere demenziale troveranno in questa assurdità uno dei loro capolavori preferiti, del resto è giusto tenere conto che per essere così idioti da fare un film simile si deve necessariamente essere un genio, ed Oederkerk lo è oltre ogni aspettativa, non si può non riconoscerglielo.

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