Gretel and Hansel - CineFatti

Gretel and Hansel a cottura lenta

Osgood Perkins sa come funziona una fiaba

In certe giornate mi chiedo come siamo arrivati a considerare i bambini come dei dementi. Guardo le pubblicità e li sento parlare come degli imbecilli decerebrati, fare domande idiote come se fossero appunto dei minus habens. Io non vivo in un asilo, né in un pianeta di cuccioli d’uomo però nella mia esperienza coi mucchietti d’ossa mai mi è capitato di avere a che fare con dei piccoli cretini. A parte, sì, quelli che, forse, un po’ lo erano.

Di conseguenza qualsiasi pensiero rivolto a loro deve essere tirato a lucido, pre-masticato, perché so’ dei deficienti a cui rivolgere solo parole buone. Io solo ora conosco Osgood Perkins e gli voglio già un bene dell’anima. Credo siano ovviamente una categoria da proteggere, con cui comunicare in modo ragionato – piccoli alieni! – ma è intollerabile l’idea che debbano essere serviti e riveriti solo con l’argenteria. Le fiabe, si sa, sono sporche.

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I sogni son desideri

È colpa di Walt nell’opinione comune se la sincerità delle fiabe è andata perduta, a favore di uno schema narrativo dove l’unica vittima è il diavolo di turno. Qualche volta a qualcuno capita qualcosa, quel qualcuno però forse se lo meritava o forse era già di suo abbastanza prossimo al traguardo. I nonni, sai, hanno quella tendenza a non avere ancora una lunghissima vita davanti, per quanto gliela si auguri. Le fiabe son sincere, l’ho detto.

La sincerità racchiude in sé violenza, un bieco e fetido realismo e le fiabe coi loro arzigogolii fantastici vogliono arrivare proprio lì a educare bambini e giovani cortigiane usando delle funzioni accattivanti e degli archetipi di carne e ossa. Esistono tonnellate di studi in merito e Vladimir Propp è ovviamente il Re, e quanto si pensa a lui in questo Gretel and Hansel succede davvero di rado: Osgood Perkins ha diretto una vera fiaba.

L’ho riletta così com’è riportata dai Grimm, e nel costruirne un’immagine mentale percorro un sentiero simile: zero necessità di dare un senso all’ambientazione, totale concentrazione sui personaggi e attenzione completa verso ogni singola conversazione. Le fiabe d’un tempo odiano il superfluo e perseguono un obiettivo con meticolosità, sono uno strumento di comunicazione e soprattutto di educazione. Gretel and Hansel è educativo.

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Il sangue insegna

Perkins va controtendenza inseguendo il PG-13 anziché il vietato ai minori, perhé la sua trasposizione deve arrivare al pubblico pubescente, quando il cucciolo d’uomo inizia a conoscere il mondo e viverlo anche per conto proprio. Deve sapere come una madre incorra in grandi difficoltà, quanto il resto delle terre siano popolate da mostri pericolosi, anche da buoni cacciatori, e come non devi accettare quelle caramelle dagli sconosciuti.

Sophia Lillis capovolge l’ordine dei fratelli e impara una lezione: l’esterno la vuole donna prima del tempo, esige un dazio enorme e mantenere l’integrità richiede un sacrificio. Grave a tal punto da dover trascinare via con sé il fratellino e cercare fortuna, letteralmente, nel bosco attorno alla loro abitazione… finché una dolce vecchina della perfetta Alice Krige non li accoglie in una casa della cuccagna per degli scopi abbastanza misteriosi.

Se avete letto la fiaba sappiatelo, è identica. Cambiate canale se la vostra ricerca vi ha portato da Osgood Perkins augurandovi un’ennesima avventurosa trasposizione delle fiabe, Gretel and Hansel cammina col favore della morale di fondo e grazie a questo generoso vento si concede maggior cura dello stile. È irrealistica la scelta delle ottiche, grandangoli a destra e sinistra e luci degne del classico horror all’italiana di Mario Bava.

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Primi passi nell’horror

Colori forti incrociati fra loro in splendide inquadrature fisse su ambienti spogli se non del necessario, dialoghi ridotti all’osso – e forse qualche voce narrante di troppo – e quei rigorosi dettagli scenici su cui incollare lo sguardo. La povertà della messa in scena di fronte alla ricchezza di determinate intrusioni di oggetti o persone esplode in momenti destinati a segnarvi, a lasciare un segno. Potremmo chiamarlo un messaggio, una morale.

Ecco perché Gretel and Hansel potrebbe essere mostrato anche ai cuccioli d’uomo dai 13 anni in su. Facciamo i bravi, rispettiamo la legge USA anche se frotte di creaturi già a 5 anni hanno la testa fin dentro gli spilli di Hellraiser. Perkins offre una lezione storica, classica e con uno stile da incorniciare che favorisce l’aura magica delle fiabe senza aggiungere fumi colorati o altri nonsense bididibodidipù come se la fatina stesse avendo un ictus.

Credo sarebbe un gran film per introdurre i giovanissimi all’horror. In una discreta sicurezza, per quanto un paio di scene siano davvero dure da mandar giù – Sophia Lillis e fratellino però ci riescono, sarà la fame – non siamo mai davanti a squartamenti orribili né ad altre visioni splatter come uno potrebbe aspettarsi da una strega cannibale. Ehi, se pensate che sia uno spoiler allora vuol dire che non avete mai letto una fiaba in vita vostra.

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2 pensieri su “Gretel and Hansel a cottura lenta

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