Il libro della giungla - CineFatti

Il libro della giungla (Jon Favreau, 2016)

La Disney trasforma in (meravigliosa) CGI il suo classico d’animazione Il libro della giungla di Fausto Vernazzani.

Basta il minimo, solo lo stretto indispensabile avrà pensato la Disney quando ha affidato a Jon Favreau il riadattamento dei racconti de Il libro della giungla dello scrittore Rudyard Kipling. Non si è trattato di una versione “dark” come è stato invece deciso per Maleficent o un prequel simile a Il grande e potente Oz, avranno pensato fosse meglio utilizzare la formula di Cenerentola (quella di Kenneth Branagh) e limitarsi a trasporre il proprio successo animato in chiave live action o, in questo caso, CGI. Il risultato potrà non essere entusiasmante come già fu per Branagh, ma sotto molti aspetti è uno spettacolo visivo incredibile.

La storia è la medesima, Il libro della giungla racconta le avventure del cucciolo d’uomo Mowgli (Neel Sethi), cresciuto dal branco di lupi di Akela (Giancarlo Esposito) e Raksha (Lupita Nyong’o), sotto la protezione della pantera Bagheera (Ben Kingsley). Un giorno, durante una forte siccità, la tigre Shere Khan (Idris Elba) torna nella giungla e minaccia di sterminare i lupi se il cucciolo d’uomo non gli verrà consegnato: così Mowgli sceglie di lasciare i suoi amici e con Bagheera si avvia verso il villaggio degli uomini, pur esprimendo a ogni passo il suo desiderio di rimanere insieme ai compagni della giungla con cui ha vissuto tutto questo tempo.

Sulla strada incontrerà mille ostacoli, tra cui il pitone Kaa (Scarlett Johansson) e l’orango Re Louie (Christopher Walken), ma anche un sincero amico come l’orso Baloo (Bill Murray). Un viaggio lungo per convincere se stesso e la giungla di poter essere un Uomo senza dover per questo compromettere l’equilibrio e l’armonia che regola la vita degli animali del luogo. Insomma, la Disney, Favreau e la sceneggiatura di Justin Marks puntano a una morale ambientalista: l’Uomo e la Natura possono trovare un compromesso per convivere senza cedere ai lati negativi di uno o dell’altra, accettandone anche le conseguenze più nefaste.

Il messaggio funziona su ogni singolo personaggio, in particolare sul trio Mowgli, Bagheera e Baloo, fino in fondo i veri protagonisti de Il libro della giungla, esattamente come nel film animato del 1967, da cui sono riprese intere scene e persino canzoni come Voglio essere come te cantata da Re Louie e Lo stretto indispensabile, il classico dell’orso Baloo. Purtroppo il realismo ricercato toglie un po’ della magia da numerose scene, ma la computer grafica con cui il film è stato realizzato è la migliore in assoluto vista da qualche mese a questa parte. Ennesimo successo della Weta Digital e della Moving Picture Company.

In 3D il lavoro dei visual effects artist si apprezza ancor meglio, soprattutto nei momenti più impensabili come l’Inferno che avvolge la giungla nelle scene finali, tra le fiamme e il buio entro cui Mowgli e la tigre Shere Khan si scontrano. Stralci di luce e di giungla che di colpo appaiono in tre dimensioni ad alternarsi con un’oscurità vicina allo spettatore: è nel finale che Il libro della giungla di Favreau dimostra di avere uno straordinario punto di forza che compensa la lentezza del primo tempo. Vederlo senza gli occhialini potrebbe portar via la bellezza degli effetti e della fotografia di Bill Pope. Un crimine lasciarseli scappare.

Discorso a parte merita il doppiaggio italiano, di altissimo livello rispetto agli standard recenti. Basti pensare che a dar le voci ai due protagonisti animali Bagheera e Baloo sono Toni Servillo e Neri Marcorè, scelte perfette per i ruoli assegnatigli – anche rispetto a chi ha dato la voce in originale -, un po’ meno forse quelle di Alessandro Rossi per Shere Khan e Violante Placido per Raksha. Sorprende invece Giancarlo Magalli nei panni del gigantesco Orango Re Louie (chissà perché non Luigi come nel 1967), una voce che non rovina affatto una delle sequenze più emozionanti de Il re della giungla.

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