Un remake per ghermirli: rivalutare John Carpenter

di Fausto Vernazzani.

Sono nato pronto.
Jack Burton

L’azione degli anni Ottanta la conosciamo tutti come esagerata, esplosiva, esuberante e tanti altri appellativi che iniziano con la seconda vocale dell’alfabeto. Grosso guaio a Chinatown di John Carpenter fu questo e molto di più, l’ironia che contraddistingueva le miriadi di one-liners sparate da Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone qui erano prese sul serio. Big Trouble in Little China non è mai stato un film di successo, ma non molto fu richiesto per trasformarlo in un cult di dimensioni colossali, come quasi ogni pellicola mai prodotta e diretta da Carpenter, un regista che non ci stancheremo mai di definire uno dei più sottovalutati di sempre, sulla scia di quanto già IndieWire sostenne.

Ed è notizia di due giorni fa che ne sarebbe stato realizzato un remake, prodotto e interpretato da Dwayne Johnson, scrollatosi di dosso la sua fama di wrestler, secondo attore più pagato di Hollywood e ora con un nuovo record al botteghino in tasca grazie al catastrofico San Andreas, nelle sale da giovedì 25 Maggio. Non roba da poco. E cosa c’è dunque da dire, se non lasciarsi andare alla rabbia istintiva che prende ogni fan, spettatore e cinefilo quando arriva voce che a Hollywood qualcuno prevede di girare un remake di uno dei nostri film preferiti? Ci sarebbe tanto di cui discutere e qui su CineFatti abbiamo un’insana passione per la ricerca del lato positivo, quando è consentito dalle circostanze.

Partiamo dal presupposto che lo stesso Carpenter nella sua carriera ha diretto un remake, Il villaggio dei dannati, non uno dei suoi più brillanti film, e, volendo, anche Fantasmi da Marte rientra in questa categoria, con tutte le similitudini che lo legano alla sua opera seconda Distretto 13: Le brigate della morte. Un regista che come tanti suoi colleghi ha visto un’occasione nella possibilità di rilavorare un soggetto già esplorato da altri in passato. E nel caso dei suoi stessi film, il remake di Grosso guaio a Chinatown sarebbe il sesto, il secondo ancora in fase di pre-produzione. In passato abbiamo già avuto modo di vedere Assault on Precint 13 di Jean-François Richet, The Fog di Rupert Wainwright, il reboot di Halloween ad opera di Rob Zombie, il prequel La cosa di Matthijs van Heijningen Jr. e 1997: Fuga da New York.

Se guardiamo ai primi quattro di cui sopra, nessuno di essi è nato con un futuro al botteghino: poche star di valore o capaci di attrarre il pubblico, registi stranieri da introdurre sul mercato USA o ancora in crescita. In poche parole con un potenziale di riuscita economica scarso. Trattandosi di un regista come John Carpenter non è certo una situazione favorevole ai suoi film, rifatti per il grande schermo senza alcuna cura, come fossero soggetti da prendere e lanciare contro gli spettatori senza neanche degnarli di uno sguardo. Con 1997: Fuga da New York le cose parevano potessero cambiare, con Grosso guaio a Chinatown possiamo iniziare a parlare di una certezza matematica. John Carpenter non è più un regista di genere, ma un autore di cult di tutto rispetto da far risplendere davanti alle masse.

 

Insomma, questo è il lato positivo di cui stiamo parlando: Dwayne Johnson da una parte e Tom Hardy dall’altra, visto come futuro Iena Plinsky dai produttori (e dopo Mad Max: Fury Road la cosa sarà ancor più certa), sono il sintomo di un mutamento di percezione nei confronti di John Carpenter. Ci piacerebbe rivederlo dietro la macchina da presa, lasciata alle spalle nel 2011 con l’horror The Ward, ma fino ad ora ci ha deliziato solo con il suo album musicale Lost Themes, pertanto nell’attesa di un ritorno non possiamo che gioire quanto meno di una rivalutazione sussurrata: Carpenter può far soldi, Carpenter può essere rivenduto con l’aiuto dei pesi massimi del cinema contemporaneo. E non ce ne vogliano Ethan Hawke e Joel Edgerton, ma come star power non sono certo paragonabili a The Rock e Hardy.

Magra consolazione per il popolo dei fan, a cui però è poco ma sicuro che verrà offerto un dono in cambio: Grosso guaio a Chinatown tornerà in auge, rapidamente, tanti che ancora devono vederlo correranno a recuperarlo, le nuove generazioni cercheranno il DVD, il Blu-Ray e faranno in modo di far proprie quelle celebri battute che resero Kurt Russell un pessimo bravo attore, ancora una volta sotto l’egida di Carpenter. Ora potremmo stare qui a discutere di quanto Russell non possa essere sostituito da Johnson, noi stessi avremmo tanti argomenti a favore di questa tesi, per quanto The Rock sia tra i nostri odierni beniamini, o possiamo scegliere di sederci e aspettare e nel frattempo goderci il mare di parole spese a favore di Carpenter. Un evento che dovrebbe accadere regolarmente. John Carpenter è uno dei più importanti maestri del cinema che gli Stati Uniti d’America abbiano mai avuto. Horror o non horror.

Adesso tutti a bordo del Pork Chop Express!

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