Hammer Films: 80 anni con Quatermass

di Fausto Vernazzani.

Il pensiero corre a gambe levate in automatico in direzione della parola horror quando parliamo della inglese Hammer Film Productions. Non si può dar torto all’associazione di idee, la Hammer dal 1934 a oggi è sempre stata un baluardo della paura, influenzando registi di ogni risma, dagli italiani degli anni Sessanta ad autori contemporanei. È anche vero che il ruolo è stato ben più ampio e, seppur di gran lunga meno influente, la Hammer ha messo il naso negli affari di ogni genere cinematografico, lasciando l’impronta in alcuni, “creandone” altri e offrendo singoli contributi di enorme rilievo per la storia del cinema. La fantascienza non ha goduto della fama dei suoi thriller e horror, ma è rimasta nella storia.

Sappiamo tutti come gli anni Cinquanta siano stati una sorta di battesimo della science-fiction, in quegli anni avventura e orrore si battevano l’uno contro l’altro per conquistare un pubblico terrorizzato dalla possibilità di un futuro fin troppo simile al passato recente. L’ignoto faceva paura e il cinema e la televisione decisero di affrontarlo sia con ottimismo che con pessimismo. La Hammer Films decise di schierarsi con il secondo, se escludiamo la trascurabile commedia spaziale dalle tutine ultra-aderenti Moon Zero Two, sfornando scienziati pazzi geniali in Four Sided Triangle, The Man Who Could Cheat Death e il più celebre La maschera di Frankenstein, oppure mostri contro cui battersi in The Abominable Snowman, The Lost Continent X the Unknown. Ma più di qualunque altra cosa spiccò Quatermass.

La maschera di Frankenstein

Nome completo Bernard Quatermass, Professor Bernard Quatermass, nato nel 1953 alla BBC con la serie televisiva in sei episodi firmata Nigel KnealeThe Quatermass Experiment di cui oggi sopravvivono soltanto due registrazioni (disponibili su YouTube). Un successo tale da spingere i produttori a mandarla in onda una seconda volta, nonostante le difficoltà: all’epoca ancora non si registrava, era tutto recitato in diretta. La Hammer Film non rimase a guardare e ne acquistò i diritti per un remake cinematografico, dove non apparve Reginald Tate nel ruolo titolare, ma Brian Donlevy, primo di due attori (tre considerando lo spurio X the Unknown) a interpretare l’ormai celeberrimo personaggio. A differenza dei suoi colleghi fittizi, Quatermass non è un pazzo, né un genio a voler esser sinceri: si tratta di un personaggio audace, determinato e rispettoso dei limiti umani, ma non per questo sottomesso ad essi.

Uomo inusuale in un periodo in cui la scienza era guardata anche come un pericolo: Victor von Frankenstein (La maschera di Frankenstein) è in preda ai deliri di onnipotenza, Daisuke Serizawa (Godzilla) aveva costruito un’arma troppo pericolosa per potersi permettere di vivere, il Dr. Griffin (L’uomo invisibile) come Frankenstein credeva che la sua invisibilità potesse essergli utile a conquistare il mondo. Quatermass con la scienza cerca la vittoria dell’umanità, l’espansione, ma in questa sua missione incappa in misteri insormontabili che solo grazie al sacrificio potranno essere affrontati. The Quatermass Xperiment, questo il titolo della prima versione cinematografica (The Creeping Unknown negli USAL’astronave atomica del dottor Quatermass in Italia), riadatta ampiamente la serie rendendola conforme alla spettacolarità del grande schermo sin dal principio; lo schianto del razzo è una scena degna di un blockbuster odierno, il regista Val Guest sapeva il fatto suo, e ben presto l’orrore amorfo si presenta sotto forma di un “fungo” alieno che poco alla volta prende possesso del corpo di uno dei tre astronauti ritornati: difatti l’unico sopravvissuto essendo gli altri due scomparsi nel nulla.

The Quatermass Xperiment

Tutto questo nel 1955, con la conclusiva camminata verso l’orizzonte di Donlevy, l’avvio della ripetizione dell’esperimento appena conclusosi, una sorta di emozionante omaggio al western. Nel 1957 la seconda serie televisiva è adattata per il cinema sempre da Guest, Quatermass II (Enemy from Space negli USA, senza motivo alcuno I vampiri dello spazio in Itali), Donlevy ancora nei panni del Professore, questa volta contro una presenza ancor più subdola: una base nel deserto pare esser controllata da creature ben lontane dall’essere pacifiche. Ci si trova di fronte a un antenato di X-Files, in giorni in cui la paura degli UFO doveva ancora fermentare, quarant’anni ci sarebbero voluti per trasformarla nel poster “I Want to Believe” di Fox Mulder. Quatermass II non è assolutamente memorabile come il primo, la storia è sì inquietante, ma già un anno prima L’invasione degli ultracorpi era riuscito a fare di meglio, con buona pace del talento visivo di Guest.

Il vero capolavoro arrivò dieci anni dopo, nel 1967. Andrew Keir sostituisce Brian Donlevy, Roy Ward Baker prende il posto di Guest, impegnato in quello anno a girare Casino Royale. Il titolo è Quatermass and the Pit (Five Million Years to Earth negli USA, L’astronave degli esseri perduti in Italia), tratto dal terzo serial scritto da Nigel Kneale per la BBC, e stavolta il Professore scoprirà qualcosa di ben più temibile di “funghi” alieni: durante i lavori di ampliamento della stazione metro di Hobbs End è stata scoperta la prova incontrovertibile dell’esistenza dei marziani. Baker e Keir sono una coppia stratosferica, insieme con effetti speciali neanche troppo aggiornati hanno trasmesso il terrore di una scoperta che farebbe tremare le gambe a chiunque. Anche se il look degli alieni non è esattamente pauroso per gli occhi abituati allo xenomorpho di H.R. Giger, lontano ancora 12 anni nel futuro, bisogna sempre guardare le cose nella giusta ottica.

Quatermass and the Pit

La Hammer Film ci vide giusto con Kneale, la serie al cinema fu un successo e chissà cosa sarebbe accaduto se Quatermas II non avesse dovuto combattere in casa col gioiello La maschera di Frankenstein, “colpevole” di aver creato la stupenda coppia filmica Peter Chushing e Christopher Lee. L’horror e il gotico presero piede, arrivarono Dracula e La Mummia in fila con una lunga lista di mostri. Quatermass and the Pit navigò insieme a questi ultimi e sopravvisse al fuoco amico al punto da iniziare a pianificare un quarto film sceneggiato solo per il cinema sempre da Kneale, ma per tanti motivi non se ne fece nulla e il personaggio rivisse con John Mills sul canale ITV (oggi lo conosciamo per Downton Abbey) e uscì solo nei cinema americani, col titolo The Quatermass Conclusion. Oggi il terzo capitolo è considerato uno dei capisaldi della storia del cinema di fantascienza, uno dei maggiori capolavori del genere. Chiunque abbia visto la lotta mentale finale in cima alla gru, i fogli volare attorno ai pochi immuni, quel finale coi titoli di coda con Quatermass ansante e immobile sullo sfondo non potrà che essere d’accordo. La Hammer Film Production è anche questo.

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