Nuove direzioni del cinema zombie e conclusioni

E finalmente siamo giunti all’ultimo focus su questo viaggio nella storia della cinematografia dedicata agli zombie (anche se c’è in serbo ancora un’altra sorpresa). Appurato il successo planetario che gli zombie hanno avuto, non resta che analizzare le nuove direzioni che la cinematografia dedicata a queste figure sembra voler intraprendere: guardando insieme al futuro o alle recenti opere, infatti, si possono individuare quelle che sembrano essere alcune vie scelte da autori, scrittori e via dicendo.

Tra di loro c’è sicuramente chi ha scelto di ricorrere al riutilizzo del classico zombie con strumenti e modalità moderne, attraverso anche rivisitazioni, sequel e omaggi. Un ricorso sia agli zombie voodoo sia alla loro evoluzione romeriana lo si trova in lavori come Night of the Living Dead: Origins 3D, diretto da Zebediah De Soto nel 2011, che vuole spettacolarizzare il film originale; oppure in The Dead di Howard J. Ford-Jonathan Ford, pellicola del 2010 ambientata in Africa con gli zombie che rispettano i canoni romeriani e le atmosfere esotiche che rimandano ai film di Fulci.

Un’altra strada si rifà al modello di Danny Boyle nel suo 28 Giorni Dopo, in cui gli zombie sono dotati di grande forza e corrono in maniera potenziata e dove il contagio parte sempre da un virus che dà il via all’apocalisse zombie; su questa scia si muovono numerose pellicole, come il francese La Horde del 2009, diretto da Yannick Dahan-Benjamin Rocher, ambientato a Parigi dove, dalle banlieue, arrivano zombie velocissimi e furiosi.

Un’altra via ancora si propone di ribaltare il punto di vista della storia, ovvero lo spettatore vede la vicenda dagli occhi dello zombie. Nel film I, Zombie del 1998 diretto da Andrew Parkinson, è narrata la storia di un giovane giornalista che viene morso e contagiato da uno zombie. Lentamente assistiamo al suo decadimento fisico e mentale, di pari passo alla sua crescente sete di sangue; anche nella pellicola del 2008 Colin diretto da Marc Price, viene mostrata la storia di un ragazzo che viene morso e trasformato e poi, dopo averlo visto unirsi alle orde di zombie che colonizzano il mondo, viene trovato dalla sorella che lo riporta a casa per farlo tornare in sé.

L’operazione che sembra essere più in voga al momento vede un rincorrersi irrefrenabile delle produzioni che derivano una dall’altra; dal libro nasce il film che ispira il videogioco che, a sua volta, produce dei seguiti che ispirano altre pellicole zombie e, ovviamente, viceversa.

Questa è un’operazione che si ripete senza soluzione di continuità cambiando anche l’ordine dei fattori e la loro successione, ma senza cambiare il risultato e, quindi, ci troviamo di fronte ad una produzione enorme e che investe tutti i campi artistici e comunicativi. Inoltre le diversificazioni del genere e i nuovi spunti che, mano a mano, vengono fuori, confluiscono tutti in un grande calderone zombie da dove vengono tirate fuori sempre nuove cose; una sorta di mash-up multimediale, termine che deriva dalla musica Techno per indicare la fusione di tracce diverse che, unite, formano una nuova traccia. Esempi sono pellicole come Shaun of the Dead di Edgar Wright oppure Zombieland di Ruben Flescher che uniscono il genere della commedia con l’horror; le nuove serie televisive che si fondono e si influenzano a vicenda con le web-series, creando spin-off, seguiti o nuove produzioni; oppure libri come Pride and Prejudice and Zombies di Seth Graham-Smith che riprendono un classico del passato di un genere completamente opposto, come appunto Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen e lo ricrea sotto una luce completamente diversa ma, soprattutto, piena di zombie.

Columbus inseguito dagli zombie in Zombieland (2009)

Insomma la numerosa produzione, che in questi anni è aumentata in maniera esponenziale, di film, videogiochi, libri, mostre, programmi televisivi e siti Internet che parlano di zombie non sembra arrestarsi ma, anzi, si evolve ulteriormente in nuovi prodotti i quali, rispecchiando la voracità dei loro protagonisti zombie, che quando mordono qualcosa di vivo la trasformano, sono in egual misura destinati a diffondere il contagio, in quella che sembra essere una tendenza pandemica mondiale.

Gli zombie hanno popolato il cinema e le arti dai primi del Novecento ad oggi, con una presenza lenta e costante che, negli ultimi anni, è diventata una vera e propria tendenza globale irrefrenabile.

Il successo degli zombie è dovuto, in gran parte, alla loro facilità di rappresentare e personificare le paure e i timori più reconditi della mente umana, riuscendoci in ogni epoca che hanno attraversato, prestandosi perfettamente alle rivisitazioni che i vari registi ed autori hanno effettuato durante il susseguirsi degli anni, passando così da essere espressione della paura per l’ignoto e l’inesplorato a essere timore verso il diverso che minaccia la comunità e, infine, espressione della paura globale per un’apocalisse di massa che investe il mondo moderno.

Una delle tematiche che, ad esempio, è stata utilizzata di più dal genere zombie e ne ha diffuso il mito è quella che ha come padre George Romero, il quale li ha utilizzati come mezzo di critica della società contemporanea, mostrando così come, di fronte all’invasione degli zombie, la società si dimostri ogni volta impreparata e pronta a mostrare il peggio di sé; questo è quello che mostra la maggior parte dei film sugli zombie, la fragilità del tessuto che tiene insieme la società.

Un altro importante motivo del grande successo della figura dello zombie è dovuto al fascino innato che ha su noi spettatori, ci fa paura e, al tempo stesso, ci affascina, perché è manifestazione esteriore della morte, cosa presente nella “vita” di tutti al quale non si può scappare e, quindi, affrontarla ci spaventa, ancor di più se manifestata su mostri che una volta erano esseri umani come noi. Di qui il terrore legato al fascino di una morte al tempo stesso temuta ma mai esplorata, quel tipico bisogno umano di saperne di più sull’inesplicabile destino, quel bisogno irrefrenabile – quando facciamo zapping – di cambiare canale subito quando vediamo un film horror che ci spaventa ma, poco dopo, di rimetterlo ed affrontare il mostro delle nostre paure.

Gli zombie, oltre che a questo binomio paura/fascino della morte, incarnano la speranza. Questi esseri sono sicuramente inesorabili, spietati e letali, ma non bisogna essere eroi per poterli battere, non c’è bisogno di spade magiche, libri maledetti o incantesimi vari, basta un po’ di coraggio unito alla determinazione e alla voglia di vivere per potersela cavare, oltre, naturalmente, a qualche arma per potergli fracassare il cranio. Proprio quest’aspetto, probabilmente, è il motivo principale del loro grande successo, l’idea di poter battere la morte con le proprie forze. Ogni volta che guardiamo una pellicola sugli zombie ci chiediamo: ”Che cosa avrei fatto io?”, per questo la nostra mente viene attratta da queste storie e ci ritroviamo come i protagonisti di questi film, persone di tutti i giorni con i loro segreti, i loro problemi e, ovviamente, anche i loro limiti; ma con una grande voglia di vivere e, anche se il mondo che ci circonda a volte ci fa paura, dentro di noi la voglia di combattere è più forte rispetto a quella di soccombere.

See You Soon,

Roberto Manuel Palo

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