ROMA2012: Tricked (Paul Verhoeven, 2012)

di Fausto Vernazzani.

C’è chi al giorno d’oggi si lamenta del fatto che non si vedono nuove idee all’orizzonte, altri invece s’ingegnano per cercare nuove possibilità lasciando perdere quella linea lontana per darsi da fare con i fatti al contrario delle parole. Perché prendere idee solo da un pugno di persone, si son chiesti i produttori Justus Verkerk e Rene Mioch. Nasce così Tricked, titolo originale Steekspel, un mediometraggio di 52 minuti scritto con l’aiuto di oltre 26’000 persone. Cosa significa? Un concorso fu indetto e per 10 mesi si è lavorato su miriadi di piccole sceneggiature, minuscole scene poi incollate tutte insieme in una struttura che ha retto alla perfezione, merito molto anche del regista scelto da Verkerk e Mioch, la leggenda vivente Paul Verhoeven.

Steekspel è un film scritto dal pubblico, il cui sogno di veder le proprie storie dirette da un grande regista, in questo caso il top dell’Europa dei Paesi Bassi, il più noto ed il più astuto in termini di idee e rappresentazioni delle stesse. I suoi film sempre sinceri come le sue opinioni, sono stati il motore per avviare l’operazione da cui Tricked è nato. La trama, una serie di colpi di scena dopo l’altro, vede come protagonista Remco, uomo d’affari e donnaiolo dalle mille amanti, tra cui Nadja, ora di ritorno dal Giappone ed apparentemente in attesa d’un figlio. La cosa non è gradita affatto dalla moglie Ineke, così come i figli Tobias e Lieke non amano sapere degli affairs del padre. Mentre sembra proseguire come sempre, alla festa dei 50 anni di Remco imbrogli, tradimenti e bizzarrie sconvolgono una famiglia ed un’azienda.

Steekspel

Una commedia con stile e pregna di grandi interpretazioni. Eccezionale il protagonista Peter Blok (tornato con V. dopo Black Book) e la moglie scenica Ricky Koole, una coppia che fa scintille sullo schermo anche se con un tempo limitato rispetto al classico lungometraggio. Tutto questo ha un perché, come è stato spiegato all’inizio dell’incontro con l’autore, Verhoeven: non si tratta di un film da vendere, ma di un format simil-televisivo realizzato per la vendita nei vari paesi. Già venduto in Cina, ora ci si aspetta (o almeno loro si aspettano) che qualcuno possa essere interessato a comprare l’idea anche qui in Italia. Non la più originale del mondo, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e tra chi aspetta che arrivi – citando Khudojnazarov – e chi invece si decide ad attraversarlo, c’è una differenza abissale.

Una regia svelta, decisi movimenti di macchina e primi piani catturano un’infinità di reazioni degli ignari attori, divertendo ed intrattenendo con gran classe. Nessuno di loro, al momento dell’ “assunzione” sapeva quale sarebbe stato lo sviluppo della storia, evolutasi passo passo con l’inserimento di nuovi elementi da parte di un pubblico tanto partecipe quanto talentuoso. Di sicuro c’è chi si è spinto troppo in là, come Verhoeven racconta a proposito di uno script sadomaso, ma altri brillanti come chi ha avuto l’idea di una pugnalata che non possiamo svelare, poi ripresa e rimodellata dal regista. Tutto quello che ci si aspettava da uno che ha diretto grandi film d’azione come Starship Troopers e Atto di Forza, o eccellenti thriller passionali come Basic Istinct, si è rivelato. Chi potrà, veda, finché è qui a Roma o in qualunque altro luogo viaggerà.

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