La fine di una web-series, l'inizio di uno stile? – Halo 4: Forward unto Dawn

Ci sono cose che a volte non ti spieghi: come mai Monopoli è in prima linea rispetto ad Halo per essere adattato in film? Come può un gioco da tavola senza storia venir prima di uno dei videogame più popolari? Tutti se lo chiedono, anche molti registi come Noam Murro, da sempre in testa al team dei sogni che avrebbe realizzato la saga di fantascienza in versione filmica, ma ecco che la risposta è arrivata in un formato che nessuno si sarebbe mai aspettato: pubblicità.

Le web-series aumentano, si può ricordare la longeva The Guild o anche Event Zero, per non citare le italiane, in crescita dopo il successo di Lost in Google e all’attivo ora con le appena iniziate Kubrick e A.Z.A.S.. Semplici da pensare, figlie della fauna e flora dei canali televisivi statunitensi e dell’immensa produzione di serie TV, di giorno in giorno creatrici di proseliti in ogni angolo del mondo. Perché non sfruttare questo mezzo? Un’idea che dev’essere piovuta in testa a qualcuno dello staff di Josh Holmes (direttore creativo di Halo).

Sarà presto nelle case di tutti il numero 4 dell’universo di Halo e non c’è miglior pubblicità di una web-series, meno impegnativa di una serie TV, con meno problemi produttivi e restrizioni dovute (e volute) dagli studios cinematografici o dai principali canali. Produci, consuma, gioca senza interruzioni, nessuno ad interrompere per metter bocca su come girare: si clicca su un tasto e si carica un video su YouTube. Basta non mettere scene di sesso, motivo per cui i produttori di Games of Thrones non potrebbero mai fare il salto sul web.

Nasce così la miniserie in 5 episodi Halo 4: Forward unto Dawn. Finisce oggi con il quinto episodio, della stessa lunghezza dei precedenti, formando così un mediometraggio di circa 60 minuti, scaraventando al vento lo spunto giusto che ci voleva per far capire a tutti che Halo in live action potrebbe comprare tutte le platee del mondo se raccontato con la storia giusta. Fucili e pallottole non bastano, ci vogliono persone con il fucile e persone che prendono le pallottole.

Come è iniziata la battaglia tra gli uomini ed i Covenant? Alla Corbulo Academy un gruppo di cadetti viene addestrato alla guerra contro gli insurrezionalisti. Tra loro c’è Thomas Lasky (Tom Green), anello debole della catena all’interno del suo team, inadatto alla vita da soldato pur essendo figlio d’un Generale e fratello d’un soldato nelle forze speciali. La vera prova per lui arriverà nel momento in cui dovrà vedersela con la scoperta e l’assalto dei Covenant. Ad aiutarli arriverà un soldato speciale, MasterChief.

Diretto da Stewart Hendler, regista con un curriculum leggero, Halo 4: Forward unto Dawn si fonda in toto sulla forza del personaggio, sulla costruzione d’un universo a partire dalla storia e dai pensieri di un ragazzo. Qual modo migliore di rendere epica l’esperienza di un videogioco se non mostrando un background vivo ed emozionante per il protagonista. In tutto e per tutto prodotto come fosse una vera serie televisiva, effetti speciali di primo livello realizzati à la Guillermo Del Toro, fondendo insieme CGI e costumi veri e propri.

Un’impresa per chi come Daniel Cudmore ha dovuto indossare una pesante tuta che gli impediva persino di vedere, ma il risultato è valso la candela e potrebbe aprire una nuova frontiere dell’audiovisivo. Abbiamo così il nuovo erede agli Starship Troopers di Paul Verhoeven con una saga web promozionale che mescola l’azione ad un messaggio ben preciso: chi sfruttava la pubblicità mostrandola internamente, chi invece è il “film” stesso. Il risultato è in entrambi i casi superiore alla norma ed a quello che si potrebbe aspettare, un nuovo modo di produrre che non può e non deve passare inosservato.

Fausto Vernazzani

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