Yes, God, Yes - CineFatti

Sex education con Yes, God, Yes

L’ipocrisia sovrana nel regno di Dio

Ecco un piccolo film diretto da Karen Maine, tanto minuscolo dal passare inosservato e quasi certamente anche dopo aver letto questa recensione non andrete a cercarlo. Saremo in pochi a vederlo e magari tanti lo faranno perché la sua protagonista è giunta dai lidi del sottosopra di Stranger Things, Natalia Dyer. In fin dei conti Yes, God, Yes non è un film memorabile che consiglierei a chi non ha tempo da perdere – se così possiamo dire di chi ama scovare nuove storie negli ampi cataloghi dello streaming – ma mi torna ugualmente alla memoria per colpa di quel pezzo di merda di simone pillon.

Io ormai do per scontato che se leggete CineFatti e siete leghisti (o comunque di quella parte politica) sappiate che non ho gran stima di voi. Spero venga il giorno in cui vi ravvedrete, se questo dovesse essere il caso. Comunque, si parla molto – eppure mai abbastanza – della proposta di legge avanzata dal parlamentare Alessandro Zan, ovvero l’istituzione di “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”. Lo conosciamo come il DDL Zan ed è necessario.

È definita una legge contro l’omofobia, ma già da quanto si può evincere dalla sua definizione è parte di un vasto progetto mirato alla lotta contro le molte forme della discriminazione. Perché Yes, God, Yes allora? Il debutto di Maine non racconta di alcuna discriminazione diretta, l’omosessualità è aliena e il suo obiettivo altri non è che la messa in accusa della retrograda idea per cui Dio vorrebbe nascosta ogni forma di espressione sessuale. La comunità di cui fa parte la protagonista Alice è follemente cattolica, è regolata fin nel midollo dalle sue obsolete norme religiose, vere e proprie armi di repressione.

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Il risveglio dell’ormone

Il problema per Alice non sussiste finché la pubertà non entra in gioco e con lei un naturale desiderio sessuale. Il problema è evidente, vorrebbe masturbarsi e non può perché è peccato, cercare esperienze coi suoi coetanei che fuggono dal solo pensiero di poter essere sessualmente attivi fuori dal matrimonio. Va da sé che dev’essere eterosessuale, non sia mai il seme venga sprecato. Un pianeta da cui Alice fuggirebbe volentieri, ma è il suo e lì dentro è costretta a giocare per farsi accettare, entrando anche a fare parte di un campus “esclusivo” dove il parroco raddoppia la dose di fanatismo religioso.

Si gioca e si venera la parola di Dio, il luogo di cui i pillon di questo mondo si riempiono la bocca. Peccato che resti ideale, ben lontano dall’essere una realtà che se così fosse potrebbe essere accettabile – chi ha fede è giusto che aspiri a una vita guidata dalla parola di Dio e lo rispetto – ma tale non è in Yes, God, Yes. Il parroco nelle ore di spacco si cala le braghe davanti a un porno, ragazzi e ragazze così attenti a parole a tener lontano il sesso, già lo praticano in segreto. Alice è testimone della folle ipocrisia che la vorrebbe costringere a trattenere i suoi innocenti e naturali istinti da adolescente.

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Piccolo com’è e senza ambizioni eccessive, Yes, God, Yes è un successo. Potrà non essere indimenticabile, però con trasmette il suo messaggio al pubblico e rende abbastanza chiaro il concetto: il problema non è il sesso. Nessun gesto contro Dio, nessun tentativo d’essere blasfemo ad ogni costo, il film di Maine vuole solo scagliare una pietra contro l’ipocrisia e gli stronzi come pillon ne sono un simbolo importante, perché al potere. Là dove vengono prese decisioni, in piedi sul pulpito da cui parla un prete amante dei porno. Ci sarebbe qualcosa di male? Assolutamente no, è nell’ipocrisia la malvagità.

L’ipocrisia di un leader di partito che vuole difendere la famiglia tradizionale e ha alle spalle divorzi e figli avuti fuori dal sacro vincolo del matrimonio. Film come Yes, God, Yes sono l’ideale per ricordarsi con chi abbiamo a che fare. A volte non sono nemmeno necessariamente persone cattive – pillon e salvini lo sono invece – solo guidate male da idee e concetti che vanno contro quella che è la natura umana. Maine mostra una sottile violenza psicologica che ben sappiamo fuori dallo schermo si accompagna anche a pericolose aggressioni fisiche, quindi ben venga una legge che possa fare da scudo.

Al diavolo gli ipocriti.

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