Years and Years - CineFatti

Years and Years di responsabilità

La contemporanea catastrofe politica nel capolavoro fantapolitico di Russell T Davies

Settimane, se non mesi dopo la visione di Years and Years ho cominciato a pensare a the Handmaid’s Tale e al discorso che vi si è maturato attorno. Possibile seguire gli orrori di cui Offred è protagonista senza provare disagio a stare seduti comodi sulla sedia? La prima spinta è sempre un torcimento di stomaco generato dal disgusto, dalla consapevolezza che i semi di quella realtà germogliano attorno a noi, anche dentro il cuore di chi riteniamo un impensabile vittima dei pregiudizi. Subito dopo essere stato aggredito da questo pensiero, sono tornato su Years and Years, una chiamata alle armi non una miniserie.

La serie 2019 co-prodotta da BBC One ed HBO racconta la storia di mezzo che unisce noi e un potenziale futuro distopico, raccontandone la lenta trasformazione in un non-luogo aperto allo schiacciamento della dignità. Lo fa attraverso la storia di una famiglia qualunque in senso ampio: rappresentano difficoltà, ambizioni e speranze a largo spettro. La beffa maturata dal creatore della miniserie Russell T Davies è il cognome scelto per identificarli, i Lyons. L’intoccabile re Leone che riterremmo essere lontani da ogni pericolo, dall’essere coloro che considereremmo in diretto pericolo di una deriva autoritaria.

Accendiamo la Tivvù

Comincia in un tempo identificabile dai problemi della nostra epoca solo all’apparenza lontani. Daniel Lyons (Russell Tovey) lavora in un campo per rifugiati in fuga dall’Europa dell’est, dove il suo sguardo incrocia gli occhi intelligenti del fuggiasco Viktor (Maxim Baldry), scappato alla repressione contro gli omosessuali. Daniel è sposato con Ralph (Dino Fetscher) ma quest’ultimo è una di quelle persone dalla mente “aperta” a stronzate retrograde come il terrapiattismo, un uomo che simbolicamente è il perfetto recipiente delle idee politiche dell’imprenditrice Vivienne Rook (Emma Thompson).

Proprio lei dà il via, sostenendo senza remore in un talk show che del conflitto israelo-palestinese “non se ne fotte” perché, si sa, prima gli inglesi, no? Un fenomeno tutto da ridere, ma come ha cantato Willie Peyote sul palco di Sanremo, “vince la merda se a forza di ridere, riesce a sembrare credibile”. Rosie Lyons (Ruth Madeley) ha appena partorito ed è una di quelle persone che ama ascoltare la Rook, perché ne apprezza il potenziale trash e segue anche quella massima fasulla secondo cui anche un orologio rotto dà l’ora giusta due volte al giorno. Viv fa ridere, ma a volte non ha tutti i torti, no?

Stephen Lyons (Rory Kinnear) ha un lavoro sicuro come consulente finanziario e una bella famiglia insieme a Celeste (T’Nia Miller). Appartiene a quel gruppo di persone per cui una sciacalla come Vivienne Rook non andrebbe mai ascoltata, un uomo progressista pronto ad accettare il fatto che sua figlia Bethany (Lydia West) sta per confessare ai genitori di essere trans. Quanto non si aspettavano entrambi è che l’identità trans a cui fa riferimento non ha nulla a che fare con quella di genere, Bethany è una delle nuove transumane, a disagio all’interno di un corpo ammanettato dai limiti della biologia.

C’è poi la sorella maggiore Edith Lyons (Jessica Hynes) dall’altra parte del mondo, giornalista e attivista impegnata in un reportage al largo delle coste del Vietnam, a poca distanza dall’isola artificiale di Hong Sha Dao. Lo sappiamo, la Repubblica Popolare della Cina per espandere i propri confini sta costruendo isole nel mare del sud est asiatico, uno strumento comodo per trasformare in politica interna anche ciò che non gli appartiene. Years and Years è una miniserie del 2019 e abbiamo ancora un grande protagonista della scena internazionale: Donald Trump preme il famigerato bottone dando inizio alla fine.

Hong Sha Dao è annientata da un ordigno nucleare.

https://www.heavenofhorror.com/wp-content/uploads/2019/05/years-and-years-review-hbo-bbc-series.jpg
L’esplosione della bomba al compleanno di nonna Muriel

Post-atomico

Potremmo definire Years and Years un postapocalittico? Concediamoci un , lo sgancio delle bombe atomiche è un evento che in qualche modo ha rappresentato una sorta di famigerata singolarità: il mondo è cambiato radicalmente dopo aver osservato Hiroshima e Nagasaki soffocare sotto il peso del fungo. La geo-politica in Years and Years subisce una trasformazione radicale, il mondo è in guerra e terrorizzato all’idea di essere a loro volta colpiti da una bomba. Nei successivi sei episodi, di esplosioni ve ne saranno in quantità insostenibile, la differenza è che apparterranno al genere politico.

L’indifferenza comincia a dilagare, il darwinismo sociale torna a occupare un posto di rilievo nella coscienza del cittadino comune e fra una risata e l’altra Vivienne Rook conquista uno spazio politico sempre più rilevante. Il suo Four Star Movement parte dal basso, è un movimento – è incredibile la somiglianza coi nostri Cinque stelle, ma il parallelo ideale sarebbe incompleto se non includesse anche le fogne sovraniste della Lega e Fratelli d’Italia – che scala le stanze della politica sfruttando scandali e fabbricando notizie false. Sono bufale, ma se fossero vere? Quante volte l’ho sentito.

Davies non si inventa una briciola degli strumenti utilizzati dalla Rook per conquistare il popolo, ogni suo gesto e ogni sua parola l’abbiamo ascoltata uscire direttamente dalla bocca dei peggiori rappresentanti della nostra storia contemporanea. Nel corso di Years and Years ho rivissuto in loop quel 19% ottenuto dalla Lega alle scorse elezioni politiche, quel sottile terrore all’idea che l’intolleranza e la cattiveria possano tornare sul trono e distruggere quel progresso verso cui dovremmo sempre tendere per soccorrere e proteggere la dignità di ognuno. Years and Years fa male perché sta succedendo.

Vivienne Rook dà il peggio di sé

I vestiti nuovi della classe media

Vero che parlare oggi di classe media richiederebbe di fermarsi un attimo e spiegare che il concetto stesso è in crisi e al centro di un lungo dibattito in cui è messa in discussione la sua esistenza, ma in Years and Years è la protagonista della fiaba di Hans Christian Andersen. Siamo convinti di vestire e andar coperti dal pericolo mentre camminiamo per le strade, entriamo nei nostri uffici o commentiamo infuriati sotto a un post violento sui social, ma siamo in realtà nudi come mamma ci ha fatti. Nessuno dei Lyons è esente dai duri colpi dello scenario fanta-politico creato da Russell T Davies. Nessuno.

Chi credeva di poter vivere l’amore in pace, non potrà.

Chi credeva di avere una sicurezza economica, la perderà.

Chi credeva di essere tutelato, non avrà più alcuna sicurezza.

Chi credeva in una società fenice, dovrà rivalutare le proprie idee.

Esiste solo una persona con gli occhi aperti, ed è nel più classico degli stereotipi, l’anziana di casa: nonna Muriel (Anne Reid). I genitori dei Lyons infatti non sono pervenuti, la madre è defunta ed è rimasta solo la madre del padre che tanti anni fa li abbandonò per farsi un’altra famiglia. Coerente con se stessa, seguirà inamovibile i suoi valori senza curarsi di ciò che gli anni porteranno fuori la sua porta. Ha a cuore la sua famiglia, finché questa manterrà stretti i legami di sangue e non creati negli anni. In fin dei conti avrebbe potuto schierarsi col figlio fedifrago, ma così non fece: Muriel scelse il giusto.

Scelse il giusto, il seme in fondo all’esistenza felice dei Lyons diverrà un albero rigoglioso in mezzo alle macerie. Lo scatto in avanti accompagnato dallo stupendo tema composto da Murray Gold è un fiume di lacrime dove scorre ed evapora la responsabilità del singolo cittadino. Years and Years trascorrono trascinando con sé i detriti delle catastrofi morali e civili dettate da ogni riforma politica che non tocca quel triste noi dove ci sentiamo al sicuro. Jordan Peele lo ha chiamato Us in quella sua favola politica dove ha dipinto il medio come oggetto/soggetto di crescita e distruzione degli USA.

Siamo trasportati into the future augurando il bene a ogni membro dei Lyons, persino chi rinuncerà alla propria identità morale perché troppo abbattuto dagli eventi. Siamo dalla loro parte finché non veniamo strappati dalla nostra apparente tranquillità e posti davanti alla domanda che ogni Lyons avrebbe dovuto farsi: dov’è che la distruzione è diventata una nostra responsabilità? In questi giorni sto leggendo le cronache dalle guerre dei nostri tempi della giornalista Francesca Mannocchi e il titolo del libro riassume magicamente il significato della miniserie di Davies: Porti cascuno la sua colpa.

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