The Stand - CineFatti

The Stand, un diario: Episodio 3

Sei personaggi in cerca di autore

[SPOILER ALERT: il diario di The Stand contiene spoiler sia dal romanzo che dalla serie televisiva. Sempre andando di pari passo con gli eventi mostrati, senza parlare in modo approfondito dei successivi. Consiglio la lettura solo a chi sta seguendo la miniserie in diretta e a chi non ha paura degli spoiler ed è soltanto curioso. Enjoy!]

Nick Andros, tu sei una pagina bianca. È l’inizio di uno degli incubi del sordomuto di the Stand e da qui il titolo del terzo episodio della miniserie trasmessa negli USA su CBS All Access: Blank Page, diretto Danielle Krudy e Bridget Savage Cole, un duo che ho apprezzato per quella piccola chicca di Blow the Man Down. Se le amo ancora dopo questo terzo episodio? Diciamo di sì, ma è difficile godersi regia e scrittura, perché al contrario dei predecessori, stavolta L’ombra dello scorpione accelera il passo e vomita un gran numero di informazioni.

Partiamo proprio dalla pagina vuota e dall’implosione del cervello (?) appartenente ai fanatici duri e puri: tutto ciò che circonda Henry Zaga e il suo Nick è pura polemica. Ve ne sono tre di numero:

  • Zaga non è sordomuto come il personaggio che si trova a interpretare. Errore, perché Nick Andros nelle visioni con Mother Abagail ha il dono della parola. Sull’argomento trovate le parole giuste su chestoftales;
  • Zaga non è bianco. Anche qui, cosa vogliamo dire a chi ha qualcosa da ridire sul colore della pelle? È del tutto irrilevante se sia bianco o latino, qual è appunto Zaga, brasiliano classe 1993.
  • Ommiodio ma dov’è tutta la storia dello sceriffo Baker?

Tralasciando l’inutilità delle prime due, soffermiamoci sulla terza: Nick Andros non ha background ed è il taglio più significativo realizzato sinora se escludiamo Frannie, ancora secondaria e sullo sfondo. Nel romanzo il ragazzo sordomuto in seguito a un pestaggio coi fiocchi si trova a fare amicizia con lo sceriffo del paese in cui è piombato, diventando persino (brevemente) un uomo di legge con un futuro di pace e stabilità dopo tanto vagabondare. Finché non arriva la pandemia di Captain Trips a distruggere l’agognata serenità, spegnendo il mondo.

La funzione di Andros

Nella miniserie di the Stand a Nick Andros non spetta nulla di tutto ciò, solo altro dolore. Il pestaggio è ancora lì, ma al risveglio non vi è nessuno sceriffo, né il dr. Soames o i tanti sorrisi distrutti dal muco della super-influenza, anzi. È sordo, muto e adesso privo anche di un occhio. Avevamo già visto nei character poster e nel precedente episodio come questa versione di the Stand lo mostrasse con una piratesca benda all’occhio, ero però convinto si trattasse di una cosa momentanea, persino del risultato di un evento che arriverà nei prossimi episodi (che non spoilero).

Invece no, Nick Andros è il Giobbe di the Stand. La sua bontà non vacilla nemmeno quando gli resta solo un occhio a legarlo al mondo, rifiuta le offerte del diavolo Alexander Skarsgård e come Giobbe non rinnega Dio (in cui non crede). Perché ha fiducia nel giusto e con un panno in mano, bagna la fronte dell’uomo che gli ha tolto metà della vista centrandolo con un destro in pieno volto. King nel romanzo lo fece soffrire strappandogli via quei nuovi affetti, suo figlio Owen King (alla sceneggiatura con Jill Killington) si limita alla successiva perdita dell’occhio.

henry zaga, the stand
Non ho trovato immagini ufficiali di Henry Zaga nell’episodio Blank Page. Curioso essendo Nick Andros il personaggio che dà il titolo all’episodio. Quindi, character poster!

Sapete cosa penso? Che non sia una scelta errata. Stu Redman lo incontriamo come cavia-strumento narrativo per raccontare l’inefficienza delle istituzioni; Larry Underwood ha la funzione di San Paolo sulla via di Damasco, scoprire di poter essere migliore, un bravo ragazzo; Nick Andros invece serve, per quanto sia brutto a dirsi, che soffra. Un ragazzo che non si spezza pur avendone vissute di cotte e di crude e in Blank Page così lo conosciamo.

Tom Cullen? C’è anche lui, in un’adorabile scenetta che ci presenta Brad William Henke.

M-O-O-N

Qui c’è il mio lutto personale. Quando lessi L’ombra dello scorpione la prima volta una ventina di anni fa, mi commosse come King descrisse Tom giocare con le macchinine fuori le vetrine sfondate di un negozio. In the Stand sembra non ci sarà un momento del genere, sacrificato a favore di una scelta assai più gradita: non è un incontro casuale quello fra Nick e Tom, la miniserie ce lo presenta come inviato di Mother Abagail, spedito dalla centenaria in cerca del sordomuto per aiutarlo nel suo percorso. Il bambino intrappolato nel corpo di un uomo, come lo descrive King, acquista la capacità di agire. Diventa davvero adulto, insomma, un uomo fatto e finito.

È una delle tante piacevoli modifiche al romanzo del Re che rendono giustizia a dei personaggi descritti da King come bisognosi di aiuto. L’ho riletto da poco e lo sto rileggendo di episodio in episodio: King ci andava giù pesante quando doveva descrivere donne e Tom. Per non parlare dei rotoli di ciccia di Harold, per cui aveva un’ossessione che definirei quasi morbosa. Lardass avrebbe vomitato pure su King forse forse. A sfogliarne le pagine armati di lente di ingrandimento ci si accorge di quanto King fosse distante da sé rispetto ad altri suoi romanzi, personaggi femminili in particolare. Nello scrivere la sua epopea à la Tolkien fu troppo conservatore e fuori di sé.

Ecco perché osservare adesso come Henke possa presentarci un Tom capace sia una gradita novità. I folli potranno leggervi la solita favola del politicamente corretto, ma è così che funziona il mondo. Determinate complicazioni mentali non significano affatto che le persone in possesso di queste difficoltà siano impossibilitate a comprendere il proprio stato intellettivo. Tom Cullen segue la moda giovanile di Dolly Parton – ne indossa una maglietta – ma ha pronto un monologo che ne elenca limiti, ma soprattutto le potenzialità. Tutt’altra cosa rispetto all’incontro nel romanzo, in cui Tom è ubriaco per essersi scolato una bottiglia di whisky, proibitissimo dai genitori quando erano ancora in vita. Un bambino limitato prima, un adulto a caccia di lavoro oggi.

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Non ci sono immagini ufficiali neanche di Tom Cullen (Brad William Henke) dall’episodio
Blank Page, lo possiamo vedere solo nel character poster e in foto dalle future apparizioni.

Croce sul cuore

Passiamo adesso alla numero due di Blank Page: Nadine Cross. Anche in questo caso abbiamo delle polemiche sul casting, Amber Heard sapete benissimo quant’è odiata per la faccenda Johnny Depp e a riguardo ho scritto abbastanza qualche settimana fa. L’avevamo vista al fianco di Larry Underwood/Jovan Adepo e ora scopriamo come mai in conclusione all’ultimo episodio aveva messo le mani su una tavoletta per sedute spiritiche, un tentativo di connettersi a quell’entità che quand’era solo una ragazzina in orfanotrofio la elesse a sua regina.

King descrive quest’evento come a un gioco virato male mentre era una studentessa universitaria, the Stand propone invece un legame con Randall Flagg ancora più “ancestrale”. È la regina del diavolo sin dall’infanzia e in quell’attesa Nadine tortura se stessa al punto da perdere ogni iniziativa. Sembra che la miniserie la voglia spenta e sempre sull’orlo di una crisi di pianto. Da lei non ci si aspetta più azione di quanta ne possa proporre un cadavere sul ciglio della strada, e non è colpa della Heard che fa del suo meglio, è proprio in scrittura a essere debole.

Se non fosse per il ragazzino Joe, dell’incontro fra Nadine Cross e Larry Underwood non sapremmo cosa farcene. Perché the Stand mostra un mare gelido a dividere Joe e Nadine, né accenna in qualche modo all’interesse romantico crescente fra il cantante e lei. Se con Nick possiamo affermare di aver visto una fetta della sua storia sostituita con un’acuita rappresentazione del dolore, con Nadine non c’è nulla a rimpiazzare quanto le è stato tolto: è una donna distaccata e col solo desiderio di sentirsi rassicurata dall’essere la prescelta dall’uomo nero.

Il posto delle fragole

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Greg Kinnear aka Glen Bateman nella sua casa piena di libri, quadri e corrente elettrica.

Pensando a quanto spazio hanno dato ad Harold Lauder/Owen Teague nel pilota, mi auguravo avrebbero proseguito sulla buona strada e dare ai cattivi un buon percorso da battere. Può darsi non sarà così per Nadine, ma è ancora presto per dirlo. Non lo è per chiudere questo articolo, perché in Blank Page viene presentato un altro dei big: Glen Bateman, ringiovanito e interpretato dall’ottimo Greg Kinnear. Ah, e poi c’è il suo cane Kojak. Su Bateman non vi sono modifiche di rilievo, si è ritirato nella sua casa a dipingere i sogni premonitori che accomunano la popolazione sopravvissuta a Captain Trips, e a offrire un’ottima cena al poco loquace Stu.

https://th.bing.com/th/id/OIP.h7IHQYyAKS1yl0g-XxEl0wHaE7?pid=Api&rs=1
Piccola nota a margine: Bateman sembra essere un grande appassionato di Andrew Wyeth, il ritratto di Fran gravida è chiaramente una rivisitazione del celeberrimo Il mondo di Cristina.

Glen Bateman è esposto immediatamente come figura bergmaniana… da umiliare. È la ragione che rinnega lo spirito, fugge dall’idea che possa esistere il sovrannaturale e accetta l’idea che l’umanità possa essere azzerata, questo finché non arriva il primo soffio di vento da Las Vegas. Un uomo crocifisso e spedito a lanciare un messaggio alla comunità di Boulder: “lui sta arrivando“. A chi comunica il messaggio? Mother Abagail! Finalmente Whoopi Goldberg guadagna un pizzico di screen time in più, ma ancora non si spiega chi sia esattamente. È sufficiente la sua divina magia a mettere a tacere Bateman e il suo desiderio di restare coi piedi piantati per terra.

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Fran Goldsmith e Larry Underwood osservano Mother Abagail
mentre parla con l’uomo di Las Vegas (TJ Kayama) posseduto dall’uomo in nero.

Che altro dire…

Stu incontra Harold e Frannie/Odessa Young.
Joe si calma quando scopre la musica grazie a Larry.
Vediamo per pochissimo la Ray di Irene Bedard.
Teddy/Eion Bailey continua a essere simpaticissimo.

Il prossimo episodio sarà the House of the Dead. Credo questi saranno i personaggi che incontreremo: Katherine McKinnon è nel cast nel ruolo di Julie Lawry e quindi è probabile vedremo il viaggio di Nick Andros e Tom Cullen verso Hemingford Home, l’incontro con la ragazza infojata (Julie) e forse anche con Ray. Pattume ancora non si è visto. Ezra Miller potrebbe apparire in un esplosivo finale di puntata? Anche perché ora Las Vegas è stata accennata, è il momento di tornare da Lloyd Henreid/Nat Wolff e vedere l’uomo in nero come si è organizzato.

Oggi chiudo con questo pezzo, citato più volte da Larry Underwood quando incontra Nadine Cross nel romanzo. Stephen King ci teneva particolarmente a mostrare da dove avesse preso quel nome.
Sfoglia le pagine del diario:

Episodio 1, The End (dir. Josh Boone)
Episodio 2, Pocket Savior (dir. Tucker Gates)
Episodio 3, Blank Page (dir. Danielle Krudy e B.S. Cole)
Episodio 4, The House of the Dead (dir. Danielle Krudy e B.S. Cole)
Episodio 5, Fear and Loathing in Las Vegas (Chris Fisher)

8 pensieri su “The Stand, un diario: Episodio 3

  1. Puntata forse meno folgorante delle precedenti, ma che mi è piaciuta moltissimo ugualmente. Si Nick mi sono appunto già espresso, continuo a trovare molto buono il suo casting ed è interessante la riflessione che fai sul suo personaggio: visto il ricchissimo sottotesto religioso (ma nemmeno poi troppo “sotto”) ha senso che anche i protagonisti facciano riferimento a figure cristiane come Giobbe o San Paolo. E’ una cosa a cui non avevo pensato.

    Ottimo anche Tom Cullen, mi è piaciuto davvero molto e ha dato quel po’ di leggerezza alla serie di cui onestamente, secondo me, iniziava a sentirsi il bisogno per sfogare la tensione di tutte le altre storyline.

    Mi piace anche questa versione di Nadine, completamente apatica perché in attesa di Flagg: sta semplicemente vivacchiando in attesa che arrivi Flagg a renderla sua regina, non ha interesse a mischiarsi con la gente di Boulder o Larry perché ha già la prospettiva di essere regina altrove. Anche il suo rapporto con Joe è più un occupare il tempo, visto lo scarso entusiasmo che ha disastrato quando Frannie le ha chiesto di occuparsi di lui e diventare maestra a Boulder. In ogni caso sono sicuro che la vedremo più attiva nel momento in cui inizierà a mettersi in contatto con Harold e cospirare con lui; anzi potrebbero anche ribaltarsi i rapporti di forza, con lei a prendere le redini della situazioni e Harold obbedirle – come mi sembra accada anche nel libro, poi.

    L’unica cosa che mi ha lasciato un po’ così è stato l’effetto speciale degli occhi neri dell’uomo posseduto da Flagg: mi sembra una cosa ormai già vista e rivista dappertutto, e mi sarebbe piaciuto che inventassero qualcosa di nuovo per indicare la sua possessione. Ma mi rendo conto che nell’insieme della serie sia davvero il meno.

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    1. Nadine temo possa diventare di botto una femme fatale. I conduttori del podcast the Loser’s Club parlarono di varie future scene di nudo appartenenti a diversi attori abbastanza hot e credo il riferimento sia a Skarsgard ed Heard. Anche perché sono loro le scene di sesso importanti, fra loro e con Harold. Nick si porta Julie Lawry mentre Tom c’ha la diarrea, ma spero non vedremo questo magico momento che King riassunse in un laconico “La prese”. Se così fosse, credo Nadine diventerebbe un po’ inutile come personaggio, sarebbe un peccato secondo me. Detto questo, terzo episodio, è presto per dare un giudizio completo. Credo si meriti comunque fiducia, ha superato le basse aspettative.

      Sulla possessione mi trovi d’accordo, un poco di sana inventiva non sarebbe stata male. Sono stati così disgustosi nel mostrare sacche di muco a destra e sinistra, perché non inventarsi qualcosa di altrettanto orrendo. Budget? Boh.

      Piace a 1 persona

      1. Assolutamente, la fiducia c’è tutta!
        La scena tra Nick e Julie in effetti è piuttosto superflua, il punto è che lei è una squilibrata; se il sesso tra Larry e Rita ci stava nel costruire il rapporto tra di loro, in questo caso Nick diventa insofferente nei suoi confronti a prescindere dall’aver fatto sesso oppure no. E farei anche a meno della diarrea: dopo tre episodi di muco direi anche basta con gli umori corporei!
        Non ho capito perché Nadine diventerebbe un personaggio inutile: sono piuttosto certo che la sua storia sarà bene o male come nel libro, e che servirà per “tentare” Harold e farlo passare definitivamente dalla parte di Flagg (per tenere il tuo parallelismo con le figure bibliche, Nadine potrebbe essere il serpente).

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      2. Rileggendo L’ombra dello scorpione ho sviluppato un certo pregiudizio. Se penso solo a come lo consideravo un tempo il mio King preferito! Diciamo che Nadine nel romanzo ha carattere, si infuria in continuazione con Larry mentre sono in viaggio, qui nella miniserie ha l’aria di essere passiva e dunque potrebbe acquistare senso solo quando scopre finalmente chi è l’uomo nero che la vuole regina. Potrebbe ben rappresentare il peccato degli ignavi, mentre gli altri fanno in effetti una scelta, lei si adagia su quanto è stato deciso per lei. Diciamo che mi sa al momento ancora non hanno voluto mostrare davvero il carattere del personaggio, ma solo la sua funzione
        Il parallelo col serpente rispetto ad Harold ci sta tutto, anche come ribaltone dei ruoli uomo-donna nella creazione del peccato originale.

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