The Stand

The Stand, un diario: Episodio 2

Baby, Can You Dig Your Man?

[SPOILER ALERT. Il diario seguirà la miniserie episodio per episodio, leggetelo solo DOPO averli visti se non volete anticipazioni. Chi proseguisse senza averlo fatto, sarà a suo rischio e pericolo!]

Immagino negli USA le cene della vigilia coi cadaveri traboccanti muco e ratti di the Stand sugli 85″ degli schermi di casa. Scelta curiosa quella di uscire con l’adattamento de L’ombra dello scorpione durante le feste di Natale, tengo anche conto che il terzo episodio sarà online questo 31 dicembre! Countdown della mezzanotte coi cadaveri putrefatti? Ma sì, perché no! È un modo diverso di festeggiare e a dirla tutta, con Pocket Savior, secondo episodio, diretto da Tucker Gates, credo possiamo almeno celebrare il falso allarme circa la qualità di the Stand.

Funziona, anche bene.

A questo giro conosciamo il terzo protagonista del romanzo: Larry Underwood, la rock star interpretata da Jovan Adepo. Scarichiamo subito nel gabinetto le inutili polemiche sul fatto che Larry nella nuova versione sia nero – perché non cambia veramente una mazza nell’ordine generale delle cose – e pensiamo piuttosto a conoscerlo, perché è “leggermente” diverso dall’originale di Stephen King: qui Larry non è solo egoista, debole e insicuro, è davvero un pezzo di merda, se mi concedete questa storica espressione provenzana.

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Larry Underwood verso Boulder, Colorado.

La serie di Josh Boone e Benjamin Clavell ha poco tempo per disegnare il cuore dei suoi personaggi e Larry è senz’altro il più complesso fra i big del romanzo. Stu Redman, Frannie Goldsmith e Nick Andros – lo incrociamo brevemente per la prima volta in questa puntata – sono la bontà pura e incontaminata se confrontati con la vita imperfetta della rock star. Larry non è una persona cattiva, è un’anima perduta e senza una guida importante: il senso di responsabilità. È per questo che il suo viaggio è fra i più interessanti di the Stand.

Coi tempi stretti Larry deve essere subito noto per ciò che può diventare prima ancora di chi è nel pre-pandemia. Sappiamo quale sarà il suo percorso avendo letto il romanzo e visto la miniserie e per aumentare la carica del finale è doveroso mostrare qual è la piattaforma di lancio. Giustifica anche l’aver scelto lui come primo protagonista buono, relegando pure stavolta Stu e Frannie in ruoli secondari e preferendo piuttosto introdurre nello sfondo il crudele Lloyd Henreid, il pazzoide criminale finito in carcere a patire la fame, in attesa di Randall Flagg.

La scelta di Rita

Prima di passare al Lloyd di Nat Wolff è doveroso soffermarsi sulla compagna di viaggio che Mick Garris sulla ABC sacrificò in favore di Nadine Cross – vediamo anche Amber Heard per la prima volta – ovvero Rita Blakemoor, qui con gli occhi azzurri terrorizzati di una bravissima Heather Graham. In questo la miniserie della CBS ricalca il percorso del romanzo: Larry e Rita si incontrano nel parco, sollevati dalla normalità dell’uno e dell’altra in mezzo a una New York in preda alla follia, sfogano la solitudine con la passione di chi trova consolazione nel sentire il respiro altrui, prima di abbandonare la Grande Mela mentre collassa su se stessa.

Visualizza immagine di origine
Rita Blakemoor nelle fogne. King e fogne formano un’ottima coppia.

King non fece molto onore ai suoi personaggi femminili: Rita è una donna dell’alta borghesia newyorchese, di fatto incapace di prendersi cura di sé e a più riprese si dimostra un peso per Larry. In un certo senso la presenza di Rita nel romanzo non è altro che una leva per far crescere quel senso di responsabilità che manca al cantante, di suo ha ben poco da aggiungere. Boone e Clavell correggono il tiro, Heather Graham è sempre una donna dallo spirito affievolito a causa della pandemia, ma ha carattere e grinta quanto basta per reggere il confronto con Larry.

È assente quel senso di classismo che separa Rita da Larry, tant’è che nel romanzo il fatto che lui sia una rock star viene accolto col silenzio di lei e il pianoforte di Debussy in sottofondo, mentre la Rita della Graham tenta di consolare il cantante orfano di una carriera musicale ricordandogli che i cartelloni pubblicitari a lui dedicati rimarranno lì per sempre. Scompare anche il fastidioso piagnucolio, il “farò tutto quello che mi ordini“, la stupidità nella scelta dell’abbigliamento; questa Rita Blakemoor ha il giusto spessore a far compagnia alle sue debolezze.

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La Nadine Cross di Amber Heard è confusa mentre viaggia verso Boulder
con Larry Underwood e il piccolo Joe.

Alla stessa altezza

Tant’è che Larry in questa situazione non accresce solo il senso di responsabilità, ma di sé in generale: Adepo porta con sé un borsone pieno di droga e lei non lo giudica. È la prima persona fra i suoi affetti a non urlargli contro qualcosa di spiacevole, per quanto giusto: perché lui è un tossico e un ladro, la sua hit Baby, Can You Dig Your Man? l’ha plagiata dall’amico Wayne, nessuno potrebbe in effetti dargli più valore di quanto lui ne ha strappato ad altri o sprecato sul fondo di una bottiglia. Rita vede solo la sincerità di Larry e tanto basta a ripulirlo.

Come mostrarlo attraverso una metafora? Semplice, sostituendo la sequenza all’interno del Lincoln Tunnel, Larry e Rita nel buio pesto fra cadaveri in decomposizione, con una gita nelle fogne per il nostro eroe. Nel romanzo si fa un breve accenno a un tipo di Wall Street che offre a Larry un milione di dollari per spendere 15 minuti con Rita, nella miniserie diventa uno scontro a tutti gli effetti, spingendo i due a fuggire e trovare rifugio nelle fogne. Anche in questo caso le loro strade si divideranno e anche in questo caso Rita è diversa: trova la sua strada da sola.

La scelta di sporcare moralmente Larry conferma una direzione presa dalla miniserie: fatta eccezione per Stu nessuno sembra essere buono al 100%. L’insofferenza fatalista di Frannie macchiava un personaggio proiettato al bene avvicinandola a un reale essere umano e ora Larry vede la sua debolezza trasformata in veri e propri crimini. La separazione fra bene e male non è così netta come King la dipinse 40 anni fa. Sarà curioso vedere come sarà affrontata l’evoluzione di Larry, di cui abbiamo solo un assaggio, col suo arrivo a Boulder insieme a Nadine e al piccolo Joe di Gordon Cormier, con un ruolo anche lui superiore a quello ricevuto da Garris.

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Lloyd Henreid entra in carcere.

Il braccio destro del diavolo

Possiamo quindi spostarci su Lloyd e… e di lui c’è poco da scoprire. Josh Boone si è portato Nat Wolff in spalla dal set di Colpa delle stelle, dove si fece notare pur avendo Ansel Elgort al suo fianco, e sembra non abbia commesso un errore. Il personaggio del violento criminale è ringiovanito, però intatto. Le sue scene sono prese pari pari dal libro, compreso il momento clou con cui CHIUNQUE avrebbe deciso di chiudere l’episodio: la liberazione di Lloyd dalla sua cella per mano di Randall Flagg… che ora finalmente incontriamo in tutto il suo splendore.

Sceso dall’olimpo skarsgardiano, Alexander Skarsgård conquista immediatamente come Randall Flagg. La sua bellezza è perfettamente funzionale al personaggio: riempie lo schermo e brilla in qualsiasi ambiente lo si trovi. Non puoi fare a meno di guardarlo con riverenza, è un Papa maledetto coperto in denim. Su di lui però credo nessuno abbia mai avuto alcun dubbio, è difficile immaginare un attore più adatto di lui nel ruolo chiave del pantheon kinghiano, se escludiamo McConaughey, sprecato in quella robaccia de La torre nera. Ehhh sogni infranti.

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Il diavolo veste denim.

Cosa dire di Mother Abagail? Niente, ne sentiamo solo la voce mentre chiama Larry nella sua stanza, subito dopo aver avuto una brevissima introduzione per Nick/Henry Zaga e Ray Brentner aka Irene Bedard. In origine Ray era un Ralph qualsiasi, ora l’oggetto di un’enorme polemica perché è diventato donna, addirittura nativa americana. Scandaloso, vero? Un oltraggio a King. Bah! Difficile formare un’opinione sia su Zaga che sulla Bedard, troppo poco il tempo speso con loro. È facile supporre che al prossimo giro sarà proprio Nick con Tom Cullen il protagonista.

Anche perché il collegamento forte con Mother Abagail consentirebbe all’episodio su Nick di presentarci la voce di Dio come si deve. Eppure qualcosa dentro di me mi fa dubitare, Nick potrebbe avere lo stesso destino di Stu: non essere la voce protagonista, diventare invece la spalla di Tom, al contrario del romanzo. Sono solo supposizioni, in realtà c’è tanto ancora che può essere raccontato, la stessa Nadine è appena accennata, così come dobbiamo ancora conoscere Pattume e Glen Bateman. La partita è ancora aperta e the Stand sta giocando bene le sue carte.

Adam Storke interpretò Larry Underwood nella miniserie di Mick Garris.
A oggi credo sia insieme a quello in Mystic Pizza il suo ruolo più importante.
Sfoglia le pagine del diario:

Episodio 1, The End (dir. Josh Boone)
Episodio 2, Pocket Savior (dir. Tucker Gates)
Episodio 3, Blank Page (dir. Danielle Krudy e B.S. Cole)

13 pensieri su “The Stand, un diario: Episodio 2

      1. No, Jerusalem’s Lot è un racconto storico ispirato ai romanzi epistolari dell’Ottocento. D’ispirazione lovecraftiana, è la storia di un tizio che si trasferisce nell’antica magione di famiglia e scopre che c’è un collegamento oscuro con un libro maledetto. È una delle storie più lovecraftiane di King, ma mi sa che non serve spiegarlo, sei bello kinghiano pure tu :D È il primo racconto della raccolta A volte ritornano.

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      2. Ah, ho capito! Avevo rimosso questa storia, e a dire la verità non me la ricordo nemmeno tanto; niente, toccherà rileggersi anche questo!

        James Wan mi fa ben sperare per il nuovo adattamento: negli horror ha sempre realizzato dei film molto d’atmosfera, che in una storia di vampiri è fondamentale! Padre Callahan lo immaginavo un po’ come Padre Merrin de L’Esorcista, ma Denzel Washington sarebbe magnifico da vedere!

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      3. Padre Merrin è l’immagine sputata di Callahan per come lo descrive King. Però dopo aver visto Flight di Zemeckis ho cominciato ad immaginarlo con la faccia di Washington. Un altro che ci starebbe bene è anche il caro Bryan Cranston, ma sono abbastanza sicuro che non ci saranno nomi importanti in questo futuro adattamento.

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  1. Concordo su tutto: episodio bellissimo che mi sta facendo innamorare della storia molto più di quanto fece il romanzo, che mi lasciò al contrario molto freddo. Il lavoro fatto sui personaggi è straordinario, e il ritmo così veloce riesce a non essere mai un handicap per la loro caratterizzazione, anzi!

    La scena in carcere tra Lloyd e Flagg è stata il punto più alto dell’episodio, recitato da entrambi in maniera eccezionale; l’avevi previsto la settimana scorsa che la puntata si sarebbe chiusa con loro due, e ci avevi visto lungo! Nat Wolf soprattutto è stato una bellissima sorpresa, in Colpa delle Stelle aveva avuto un bel ruolo ma per me era rimasto in ombra dalla coppia protagonista; anche suo fratello è molto bravo, in Hereditary in un paio di scene buca davvero lo schermo!

    Ray/Ralph non l’avevo colto nella serie, ma mi devo ricredere su Nick: vedendo l’attore in New Mutants avevo un po’ storto il naso perché mi sembrava troppo quarterback rispetto a come l’avevo immaginato leggendo il libro, invece qui mi è sembrato avesse un po’ l’aria macilenta con cui lo visualizzavo.
    Che poi magari nel libro, in realtà, non è affatto così, d’altronde, come dicevo tempo fa, leggendo immaginavo già Larry nero senza che ci fosse alcun fondamento a questa cosa, per cui capace che anche Nick me lo sia sempre immaginato sbagliato!

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    1. Mamma mia Alex Wolff che cos’è in Hereditary, magnifico!
      Io ammetto che leggendo il romanzo non mi sono immaginato nessuno nero a parte Mother Abagail ovviamente. Lo stesso King si è detto contento del cast, perché quando lo scrisse e poi adattò con Garris era “troppo bianco”, parole sue.
      Adesso la mia nuova previsione è un terzo episodio dal punto di vista di Tom Cullen, vediamo se c’azzecco! XD

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      1. Nella scena in macchina, subito dopo l’incidente, credo che in sala nessuno stesse respirando; forse abbiamo ricominciato dopo che la mamma ha trovato la sorella, ma non ne sono sicuro!

        Io non sono fanatico delle “quote” di rappresentanza nei film e nelle serie tv, ma in questo caso secondo me il cast andava necessariamente sistemato per ragioni puramente narrative: non era credibile che, morto il 99% della popolazione, si salvassero unicamente personaggi WASP! Per cui ben vengano Larry nero, Joe asiatico e Nick ispanico; l’unico su cui ho ancora dei dubbi è Ralph/Ray, ma vedremo come intenderanno giocarsela.

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      2. Quando sono palesemente quote dà fastidio, sì. Ho notato poi che nel 90% dei casi questo problema è dei film Disney, sono principalmente loro a voler a tutti i costi buttarsi nel tokenism spinto.
        Qui però è proprio come dici tu, muore il 99% e so’ tutti WASP, toh. Su Ray io ho molta fiducia invece, sai? Può migliorare un personaggio che tutto sommato… non è né carne né pesce.

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