Penguin Highway-Cinefatti

I segreti della Penguin Highway: l’esordio al cinema di Hiroyasu Ishida

Hiroyasu Ishida, una testa da tenere d’occhio

Seguire nella stagione anime Nexo Digital Mirai di Mamoru Hosoda, dovrebbe comportare una certa preoccupazione, soprattutto se sei un’esordiente sul grande schermo. Hai però una bella materia esplosa in un buon numero di cortometraggi, un ottimo soggetto e una bella fantasia, incolmabile, che non ti hanno fatto passare inosservato e Penguin Highway di Hiroyasu Ishida, presenta nel miglior modo un regista da tenere assolutamente d’occhio.

Abituato a lavorare su sceneggiature scritte da lui stesso, Ishida si misura per la prima volta con la trasposizione animata del bestseller Kadokawa di Tomihiko Morimi, consapevole di confrontarsi con un’opera dal grandissimo successo a cui riesce ad integrare la sua visione dell’animazione, il suo tocco, che si rende immediatamente riconoscibile a chi già ha curiosato tra i suoi corti.

Comparve un giorno un pinguino dopo l’altro…

Aoyama è un bambino prodigio di quarta elementare, aiutato anche dall’essere figlio di uno scienziato, che ogni giorno aggiunge un libro, una scoperta o una conoscenza al suo bagaglio personale di sapere ed esperienze. Ogni possibilità di conoscere e capire qualcosa in più del mondo che lo circonda si trasforma in un progetto, da appuntare accortamente su un quaderno sempre diverso, che lo avvicinerà passo passo al suo sogno di diventare adulto.

Stavolta però una sfida ardua lo attende. Da un po’ di tempo in città si manifestano improvvise apparizioni di pinguini, che poi svaniscono misteriosamente. Il caso lo intriga da subito, ma non meno desta la sua curiosità la sorellona, la ragazza assistente del suo dentista, maestra di scacchi dalle forme ben proporzionate, primo amore mancato e a poco a poco una fedele complice del suo nuovo progetto Penguin Highway.

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Incontri voluti dal destino

Un soggetto come Penguin Highway non poteva finire nelle mani di due addetti ai lavori più indicati a rendere giustizia alla storia narrata. Alla regia di Ishida, che inizia a dare vita a un suo stile, scegliendo lunghe carrellate – un marchio che già si intravedeva nei suoi lavori precedenti – tese a narrare i momenti di snodo delle vicende, con vere e proprie esplosioni di fantasia – e alla penna dall’ironia pungente di Makoto Ueda (The Tatami Galaxi, Night is Short, Walk on Girl) alla sceneggiatura.

Un’ironia a tratti anche maliziosa che ben si contrappone a quel desiderio di Aoyama di sentirsi grande ma pur restando sempre un bambino, e che rientra nei canoni classici di quegli anime che non rinunciano a punzecchiare anche gli adulti durante la visione. Da questo punto di vista Penguin Highway si inserisce bene nel filone inaugurato quest’anno dalla Nexo Digital, iniziato dal mondo infantile con Mirai ma sfiorando l’adolescenza, passando per la pre-adolescenza con Penguin Highway, per giungere poi pienamente all’adolescenza con il prossimo della stagione, Voglio mangiare il tuo pancreas.

Destino è anche l’incontro fra il piccolo Aoyama e la Sorellona, nella quale potremmo davvero perderci se solo volessimo scovare i significati nascosti dietro la sua figura, avvolta tra la quotidianità più dolce, quanto dal più affascinante dei mondi soprannaturali. Nel loro rapporto c’è una complicità misteriosa che unisce due personalità e mondi opposti, la cui possibilità di convivenza è sospesa a un filo sino all’ultima scena.

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Sospesi tra classicismo e originalità

Da sempre il sogno degli onnivori appassionati di cinema e letteratura è quello di cogliere, sentire e vedere un filo rosso con il passato, come quando si riesce a far rivivere un classico mettendone in luce nuovi aspetti, che è possibile cogliere solo grazie ai raggi del presente.

Il primo tentativo di Ishida, lo chiamiamo così trattandosi dell’esordio al lungometraggio, è proprio quello di scegliere, cercandola, la strada che può unire le esigenze di una forma sempre più moderna con uno sviluppo narrativo e una prospettiva che renda familiare l’universo degli anime, senza “tecnologicizzare” troppo il character design.

Buona la prima quindi! e forse meglio anche della prima di Nexo con Hosoda. Penguin Highway tiene decisamente testa a Mirai, strappandoci in sala diversi sorrisi, con qualche contenuto magone in gola che non ci dispiace affatto.

                      Valentina Esposito

Voto: 4/5

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