The Haunting of Hill House - CineFatti

The Haunting of Hill House: dentro l’incubo del lutto

Dentro Hill House la vita è un brutto sogno (ma l’unico che abbiamo)

Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo 
non è che un sogno dentro un sogno.

Edgar Allan Poe

Chiudere tutte le porte a costo di non far entrare niente, dalla luce alla vita: ecco cosa significa avere paura. Ecco qual è il cuore di Hill House.

Dall’omonimo romanzo di Shirley Jackson, parte del Gotha degli autori di genere, prende forma l’ennesimo esempio di casa stregata che ricalca i meandri di una mente e di un cuore (e di uno stomaco).

E in The Haunting of Hill House le menti e i cuori sono tanti, un’intera famiglia – quella dei Crain – trattenuta fra i muri e i corridoi di un incubo all’apparenza senza uscita.

Un incubo oceanico

Nell’allora della serie Netflix scritta e diretta da Mike Flanagan, la storia della magione che stenderà il velo del lutto sulla famiglia di Hugh (Henry Thomas/Timothy Hutton) e Olivia (Carla Gugino) ha inizio con un incipit a dir poco folgorante.

Si parla subito di sogni come di acqua straripante, per i bambini un vero e proprio oceano che esonda nelle notti più buie (s)travolgendo e slabbrando i confini del reale.

Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà“, viene detto. Di conseguenza si rimane sul filo del dubbio se sia o meno lecito svegliarsi dal sogno nel sogno di Hill House, dalla memoria della casa e dalla casa della memoria.

La risposta è nella stanza rossa

Ogni incertezza verrà però fugata a tempo debito: Flanagan non lascia mostri nell’ombra né porte chiuse a chiave, a cominciare dalla misteriosa stanza rossa che sin dal primo giorno attira l’attenzione e la curiosità dei cinque cuccioli Crain: Shirley (Lulu Wilson), Theo (Mckenna Grace), Steven (Paxton Singleton) e i gemellini Luke (Julian Hilliard) e Nell (Violet McGraw).

The Haunting of Hill House - CineFatti

Nel qui e ora di Hill House li ritroviamo tutti e cinque, gattini di una nidiata sventurata e più o meno ignare vittime di un presagio oscuro.

Come in Hereditary, anche qui una riproduzione in miniatura si unisce agli altri dettagli per perseguitare e, allo stesso tempo, delineare i protagonisti del racconto; perfino i particolari sono fantasmi.

Spettro delle mie brame

Ma che cos’è un fantasma, si chiederebbe Del Toro? Fra un capitolo e l’altro dei dieci che compongono Hill House risuona l’eco dei capolavori dell’orrore a cui il messicano (e non solo) ha rivolto il proprio estro e le proprie domande. E non è un caso, no, se anche Stephen King la consiglia.

La storia dei cinque gatti di casa Crain – lo sfuggente Steven di Michiel Huisman, la fascinosa Theo di Kate Siegel, l’involuta Shirley di Elizabeth Reaser, la fragile e vibrante Nell di Victoria Pedretti e il suo gemello de facto Luke/Oliver Jackson-Cohen – è un vero e proprio coro di riferimenti… e di talenti.

Regia, (ri)scrittura, interpreti, musiche e colori, raramente come in tal caso, diventano tasselli di un puzzle destinati a incastrarsi in un solo modo, cioè alla (quasi) perfezione.

Una sorpresa in fondo al buio

Al di là del pur stupefacente virtuosismo (lontano dall’essere fine a se stesso) del sesto episodio, Flanagan dimostra di saper pulire la lente da qualsiasi fronzolo che non sia estremamente necessario alla definizione del quadro.

E il quadro è negli splendidi occhi verdi e nella voce di velluto della Gugino – già da lui diretta ne Il gioco di Gerald, e si vede; nell’affiatamento che tiene avvinti gli attori, dai più grandi ai più piccoli (Luke su tutti) all’ombra della luce lunare che irrora la forever house, il sogno e l’incubo, il terrore e l’amore.

È nella sospensione dell’incredulità che queste due cose umane determinano il luogo in cui si annida la salvezza; dove non ci si sveglia ma si continua a vivere il sogno, che faccia male o meno.

Perché se è vero che il mondo ha i denti e alla morte e al dolore non si può sfuggire, sono altrettanto eterni ed autentici gli attimi di felicità e di pace che li circondano: una lezione che Hill House sembra impartire, soprattutto, ai genitori spaventati.

E a chi non lascia andare i coriandoli.

Francesca Fichera

4 pensieri su “The Haunting of Hill House: dentro l’incubo del lutto

  1. Ottimo articolo. E’ passato molto tempo dall’ultima volta che ho visto una serie televisiva così ben realizzata e così intelligente, ma soprattutto umana. Nei primissimi episodi spaventa e ci riesce bene con momenti molto intelligenti per poi trasformarsi in un vero e proprio gotico dove le figure dei fantasmi vengono messe in secondo piano e si concentra sulla storia di questa famiglia e sulla sua tragedia.
    Ci sarebbe veramente tanto da dire su questa serie. Ancora una volta, compliementi per il tuo articolo.

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    1. Grazie, troppo buono! Io penso di non aver mai urlato dal terrore davanti a uno schermo come ho fatto per Mr. Smiley :P Hill House ha saputo risvegliare appieno lo spirito più profondo del genere gotico, in perfetto equilibrio fra intrattenimento e verità.

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