Doctor Strange

Doctor Strange (Scott Derrickson, 2016)

Doctor Strange e l’altra dimensione della Marvel – di Francesca Fichera.

Non tutte le lunghe attese vengono ricompensate. Ma quella per Doctor Strange, sì; per giunta, in maniera imprevedibile. Dopo mesi di teaser e trailer dagli echi nolaniani – immediato il collegamento con Inception – Benedict Cumberbatch ha fatto finalmente il suo ingresso ufficiale in sala e nell’immaginario Marvel.

Ad accompagnarlo, un regista noto per tutt’altro genere di produzioni: lo Scott Derrickson di Sinister. Che sì, ha dovuto fare i conti con il generale livellamento stilistico imposto dagli studios, ma senza per questo rinunciare a una buona dose di personalità.

Ed è su questa che l’adattamento del fumetto di Steve Ditko può contare, come pure sul carisma dei suoi interpreti. Perché, da Cumberbatch a Tilda Swinton, passando per lo statuario villain di Mads Mikkelsen, ce n’è veramente per tutti.

Coralità e psichedelia

Un personaggio

che gode di una certa fortuna per tutti gli anni Settanta, cavalcando la moda della controcultura e delle droghe allucinogene, per poi perdere parecchio smalto nel corso degli anni seguenti.

Roberto Recchioni, ScreenWeek

Eppure il suo ritorno sullo schermo sembra portare una ventata di novità. Nonostante gli schemi, i cliché, le direzioni obbligate. Nonostante ci troviamo davanti sempre e comunque ad un protagonista inaridito dall’ambizione che annega nell’incontro-scontro con gli spigoli più acuminati dell’esistenza. E che perde tutto, a cominciare dall’amore (Rachel McAdams) per finire con la fiducia verso di sé.

L’unica via di scampo sta nel relazionarsi ex novo con il mondo. Così, nel cuore del Nepal, il non-più-dottore Strange cerca una cura per le sue mani distrutte e trova qualcos’altro: un monastero. L’Antico (Swinton) pronto a mostrargli la magia dell’anima, e il rassicurante Baron Mordo (Chiwetel Ejiofor) che ne ha già appreso la pratica.

Ciascuno di loro conserva i suoi colori, una sagoma caratteristica, un carattere specifico. Anche e soprattutto Wong (Benedict Wong), divertente figura di custode dei libri sacri e del tempio di Hong Kong, posto assieme agli altri a protezione della Terra contro le forze oscure dell’Uno.

E Kaecilius (Mikkelsen), che di quelle forze rientra fra i seguaci, non è da meno. I suoi occhi cerchiati e commossi spalancano le porte di una nuova, personalissima dimensione dell’antagonismo, impreziosita dall’incredibile presenza scenica del danese.

Da guardare in 3D

Ma altrettanto preziosi sono gli scenari, un vero tripudio di effetti speciali, con più di dodici studi coinvolti. La tecnologia del cinema al suo meglio. Con il suo Doctor Strange Derrickson ha trovato il modo per realizzare una delle migliori esperienze cinematografiche Marvel, e lo ha fatto personalizzando gli schemi.

Doctor Strange Astral Body

Lo ha fatto dimostrando di saper sfruttare la peculiarità del personaggio, i suoi dettagli. Come le mani, riprese più volte sotto l’acqua, nell’atto della loro graduale e metaforica trasformazione.

Così i consueti combattimenti in volo e il quasi-lieto fine della storia acquisiscono un senso diverso rispetto agli altri. E si riempiono della stessa dinamicità del cambiamento che raccontano, con il vantaggio di una cornice psichedelica capace di potenziarne il fascino.

Un multiverso condiviso in piena regola, da cui non si vorrebbe più riemergere.

 

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