The Hot Spot - CineFatti

Hot Spot – Il posto caldo (Dennis Hopper, 1990)

Una storia torbida di amore e morte alla David Lynch, una colonna sonora suggestiva che conta John Lee Hooker e Miles Davis e un finale malevolo, cinico e beffardo. Sono questi i tre grandi pregi d’un film di transizione di Dennis Hopper che è diventato un piccolo cult per il contrasto tra l’atmosfera pacata che fa da sfondo alla vicenda – una piccola, polverosa e annoiata cittadina texana – e le passioni oscure che si celano dietro la facciata politicamente corretta dei suoi abitanti.

A squarciare il velo è Harry Maddox, interpretato da un intenso Don Johnson (si, il divo di Miami Vice) tenebroso e in cerca di fortuna, che con i suoi movimenti privi di una cattiva coscienza scatenerà un effetto domino di sesso, ricatti e violenza a cui sarà costretto a prender parte a causa dell’infausto incontro con Dolly Harshaw – qui interpretata da una licenziosa e oltremodo affascinante Virginia Madsen – moglie del proprietario del saloon di automobili usate in cui Harry trova lavoro. Un triangolo amoroso a cui partecipa anche la bellezza candida e innocente di Gloria Harper (Jennifer Connelly), che muove l’intrigo e indica il bivio sentimentale che Maddox si trova parato davanti: l’amore per una giovanissima ragazza priva di malizia o la passione per la perversa signora Harshaw.

Un vero tirocinio alla malizia e alla cattiveria dietro a cui giace un paese che sembra osservare pigramente la vita e lasciarla scorrere a margine di un discorso implicito, popolato da personaggi bizzarri e di cui non ci si può fidare del tutto o per niente. Questo rende la solitudine della vicenda di Maddox assoluta e gli incontri amorosi sempre pericolosi o all’opposto estatici, regala una dimensione epica alle sue piccole e grandi vicende di città e consegna a questa storia quel segreto che trasforma un buon film e nulla di più in un film di culto per chi riesce a coglierne il fascino misurato.

Sulla scia de Il postino suona sempre due volte e dalle tinte dark tipiche degli anni Quaranta, questo thriller a sfondo sessuale basato su un racconto di Charles Williams è la cronaca morbosa dal risvolto amorale dell’evolversi di una passione per due donne opposte in tutto, che echeggia del lynchano Blue Velvet privato però di qualsiasi eco metafisico. Il film di Dennis Hopper è un apologo della debolezza della carne umana e del desiderio come tormento esistenziale, che gode eccezionalmente della grazia di dettagli e sfumature in grande risalto. Una fotografia strepitosa concorre nel rendere la pellicola una gioia per gli occhi e copre alcune imperfezioni di copione che sono una costante dei suoi affreschi di sogni (Easy Rider), visioni (The Last Move) e drammi familiari (Out Of The Blue), e rendono il film effettivamente povero di contenuti oltre a quelli strettamente inerenti la vicenda centrale che si riempie di senso nell’ultima memorabile scena, una fuga che pizzica la buona coscienza americana e riaccende il senso oscuro delle cattive abitudini, che sovente portano a cattive azioni e non sempre cattive conseguenze. Dipende solo dal prezzo che siamo pronti a pagare.

Luca Buonaguidi

Voto: 4/5

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