8 volti per la fantascienza

Il cinema e 8 volti per la fantascienza, gli attori chiave di un genere sempre più di successo.

Il western non può fare a meno di John Wayne, il gangster movie è incarnato da Robert De Niro, lo spaghetti western è territorio di proprietà di Clint Eastwood e chi oserebbe togliere ad Al Pacino il suo distintivo. Ci sono attori che bene o male sono rimasti non incastrati, ma incastonati all’interno di un genere preciso, ingaggiati da produttori e/o registi al solo scopo di continuare una tradizione fatta di puro e semplice denaro: se uno è andato bene, due possono andare ancora meglio.

Ecco perché spesso e volentieri un attore non riesce più a scollarsi un personaggio di dosso, che non è per forza un male se pensiamo a tutte le cavalcate di Wayne/Eastwood o alla bellissima scena nel deserto tra De Niro e Joe Pesci in Casinò o allo scontro tra Robin Williams e l’ennesimo detective di Al Pacino in Insomnia.

Tuttavia è facile che questi attori orbitino attorno generi consolidati, grandi insiemi dove possono interpretare uno stesso personaggio senza essere classificabili in qualcuno dei tanto bistrattati sottogeneri.

James Spader ha vissuto come perverso manipolatore per molto tempo e continua a farlo anche in televisione dopo tanti anni di Boston Legal in The Blacklist sulla NBC e a Kurt Russell nessuno toglie la faccia da duro fino ad oggi, per citare due attori che furono colleghi nello Stargate che tra non molti anni rivedremo nei cinema con nuove maschere.

Il fantasy non ha una produzione così ampia da poter vantare attori legatisi a quei mondi (anche se Jeremy Irons ci ha provato con tutto se stesso con Eragon, Dungeons & Dragons e Beautiful Creatures) ma la fantascienza invece sì. Eppure non li si riconosce come tali.

Si parla tanto di Harrison Ford, ma a conti fatti, se contiamo la trilogia originale di Star Wars come un un solo film, la sua partecipazione nel mondo della science fiction si riduce ad Han Solo, Blade Runner e i recenti Cowboys & Aliens e Il gioco di Ender. Volendo essere obiettivi, Ford è stato il volto del thriller tra Il fuggitivo, Frantic, Presunto innocente e Witness e via dicendo.

Su questa stessa linea proponiamo oggi 8 volti per la fantascienza, attori che anche se famosi e acclamati per altre partecipazioni hanno donato almeno cinque ruoli all’esistenza dei mondi del futuro, della distopia e della speculazione scientifica e sociale.

La lista

Tom Cruise: si comincia dall’adepto di Scientology perché già la sua religione ha radici profonde nella fantascienza con lo scrittore L. Ron Hubbard, fondatore della setta dei ricchi, ma anche perché appartiene a lui il titolo più recente di quelli di cui parleremo oggi. Si tratta del buon Edge of Tomorrow, dove un Cruise prima codardo e poi eroico aiuterà l’umanità a sconfiggere l’invasione aliena, cosa che non accadde con La guerra dei mondi, adattamento moderno del romanzo di H. G. Wells e secondo film di sci-fi girato da Spielberg con il vecchio Maverick, essendo il primo il magnifico ed entusiasmante Minority Report.

Tutti scappano è una battuta ormai cult ed anche un avviso per coloro che si aspettano qualcosa da Oblivion, film minore di questa cinquina che concludiamo con il remake Vanilla Sky, ovvero il film che ci ha aiutati a scoprire i Sigur Ros e la bellezza del sogno lucido.

Dennis Quaid: la storia lo vorrà ricordare di sicuro come il Cavaliere Bowen del commovente e avventuroso Dragonheart, ma la verità è che fatta eccezione per un paio di titoli l’ora sessantenne Quaid è e sarà sempre legato alla fantascienza.

Si fonde con l’horror in Dreamscape, scacciando gli incubi dal sonno della gente con i suoi poteri da psichico, e in Pandorum, il virus che rende un incubo un viaggio della speranza negli abissi profondi dell’universo, ma le migliori sono le opere per la famiglia.

Un Salto nel buio con Joe Dante in Martin Short, un viaggio in miniatura all’interno del corpo umano e poi via a discutere di amicizia con il nemico alieno ne Il mio nemico di Wolfgang Petersen. La televisione preferisce però celebrare uno dei minori, ma ugualmente divertente, Frequency di Gregory Hoblit, in conversazione dal passato col figlio Jim Caviezel per cambiare la storia e affrontare i paradossi.

Sam Neill: il mio cuore mi dice Il seme della follia e mi guida bene, verso atmosfere horror che lo accompagneranno anche nel distopico futuro guidato dai vampiri del passabile Daybreakers e nell’unico buon film mai diretto da Paul W.S. Anderson: Event Horizon, dove Neill saprà sfogare il lato più inquietante della sua arte.

Ma è inutile girarci troppo intorno e se anche ha partecipato all’ottimo Avventure di un uomo invisibile a caccia di Chevy Chase e al bel L’uomo bicentenario, uno dei pochi titoli ad affrontare il tema dell’androide attraverso un’ottica quasi asimoviana, Sam Neill sarà per tutti noi il paleontologo Alan Grant di Jurassic Park (e anche Jurassic Park III) di Steven Spielberg. Dinosauri ricreati sfruttando al massimo il potere della genetica, ancora oggi solo a pensarci vien voglia di stringere la mano a Michael Crichton e alla sua bellissima idea.

Guy Pearce: sfortuna vuole che a lui tocchino sempre ruoli marginali, ma quand’è protagonista sa essere a livelli così alti che ben pochi sarebbero capaci di raggiungere le stesse vette.

Dimentichiamo Memento o il meno noto L’insaziabile, pensiamo piuttosto a qualcosa di più trash ma più che apprezzabile come The Time Machine, anche questo da un classico di H.G. Wells o all’action movie Lockout per cui ha dovuto metter su almeno 20Kg di muscoli e cacciare un atteggiamento da bad ass inatteso.

Il suo doppio ruolo da villain in Iron Man 3 (film orribile, ma lui sempre ottimo) e Prometheus (guardate la finta TED Talk e provate a dire che non è bravo) lo ha avvicinato di più al grande pubblico e presto tornerà nei cinema con una sorta di post-apocalittico dall’Australia di David Michod in The Rover.

Bruce Willis: sembra scontato, ma Bruce Willis è una stella del cinema d’azione, con una pistola in mano ed una canotta bianca sporca di sostanze ignote e non sempre viene ricordato per le magnifiche opere di fantascienza a cui ha preso parte. L’esercito delle 12 scimmie da solo vale tutti i film citati in questo articolo, un capolavoro di Terry Gilliam e un’opera che rattristerebbe anche un bambino immerso nel gelato.

Il mondo dei replicanti di Jonathan Mostow andrebbe invece dimenticato, lo stesso dicasi per Armageddon di Michael Bay, ma l’alta dose di testosterone e tamarragine lo rende radioattivo e indimenticabile, cosa che non si può dire dell’assurdo e colorato Il quinto elemento, classico di Luc Besson in volo tra città altissime o l’instant cult di Rian Johnson Looper, indietro nel tempo per riconquistare la propria vita a tutti i costi, anche andando contro l’io del passato.

Sigourney Weaver: se ne incontrano poche di donne nel cinema di fantascienza e forse tra qualche anno potremo aggiungere a questa lista Emily Blunt (The Adjustment Bureau, Looper, Edge of Tomorrow) ma per ora se c’è una sci-fi queen quella è Ellen Ripley, la sopravvissuta del Nostromo di Alien, uno dei massimi capolavori del genere.

Quattro volte al cinema contro lo xenomorpho e un improvviso cambio di rotta verso un raro esempio di commedia fantascientifica: Galaxy Quest, dove interpreta un’attrice un tempo famosa per esser stata la sexy biondona di una serie in stile Star Trek ora insieme ai suoi colleghi per combattere una guerra aliena.

Gli anni recenti le hanno invece restituito la sacralità di Ellen Ripley, trasformandola in un boss in Avatar, dove apparirà ancora nei sequel previsti da James Cameron, nel divertentissimo Paul di Greg Mottola e nella horror-comedy sci-fi di Drew Goddard Quella casa nel bosco. Basta vederla e già immaginiamo un mondo circondato da stelle, pianeti e bestie killer.

Liev Schreiber: molti, troppi, faticano persino a riconoscerlo anche se in continuazione si parla del suo debutto alla regia Ogni cosa è illuminata. Un attore (gigantesco) che come Pearce fatica ad acquistare il successo che meriterebbe se il mondo fosse bello e giusto come mattina speriamo che sia.

Ha vissuto come Sabertooth al fianco di Hugh Jackman nell’orrendo X-Men: Le origini ed ha vestito i panni dell’astrofisico nell’inquietante Sfera di Barry Levinson tratto dall’omonima meraviglia di quel geniaccio di Michael Crichton, ma anche lui non ha disdegnato viaggiare nel tempo in Kate & Leopold, bizzarra commedia romantica difficile da dimenticare.

Su Marte in The Last Days on Mars di Ruari Robinson si è battuto contro un’infezione particolare e con Jonathan Demme ha rivisitato il classico The Manchurian Candidate come futuro candidato alle presidenziali negli Stati Unii, monitorato da un mondo molto poco amichevole.

Jude Law: Gigolò Joe, ma guarda un po’ era la battuta di vendita e nome del suo sex-bot in A.I. Intelligenza Artificiale, un kolossal non del tutto riuscito che riprendeva le pagine del Pinocchio di Collodi e le proiettava in un futuro dove i computer erano esattamente come gli umani.

Un ruolo delicato come il suo Eugene nel bellissimo Gattaca di Andrew Niccol, il film di fantascienza conosciuto per essere il più accurato secondo i parametri della NASA. In Sky Captain and the World of Tomorrow ricrea il 1939 in chiave fantascientifica, a bordo di un aereo alla ricerca di Laurence Olivier mentre in Repo Men non è la persona, ma i suoi organi che deve recuperare.

Distopia allo stato puro insomma, ma come mettere queste opere al confronto col meraviglioso videogame immaginato da David Cronenberg in eXistenZ? Biotecnologie sviluppate allo scopo di connetterci l’uno con l’altro ed intrattenerci in mondi pericolosi.

Fausto Vernazzani

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