Via Castellana Bandiera (Emma Dante, 2013)

Un dramma sociale dalla teatrante Emma Dante in Via Castellana Bandiera a Palermo – di Fausto Vernazzani

Al cinema in Italia capita fin troppo spesso di assistere a spettacoli didascalici sulla situazione odierna del nostro paese. Il massimo dell’avventura è la scoperta di un passato non troppo lontano né troppo dissimile dal presente e dal futuro prossimo che ci aspetta. Con un bagaglio simile è logico vedere e sentire sulla propria pelle la bellezza di film come Reality di Matteo Garrone e l’eccellente esordio della teatrante Emma Dante, in Via Castellana Bandiera.

Il film di Garrone gioca, dà alla realtà lo spessore delle sfere giocattolo piene di neve, l’opera della Dante, tratta insieme allo scrittore Giorgio Vasta da un suo romanzo edito da Rizzoli, decide invece di comprimerla in un singolo spazio fino a farla poi esplodere in una scena finale da fuochi d’artificio. Più di novanta minuti non sarebbe potuto durare, la pressione della vita quotidiana sarebbe implosa ai danni di questo “western” al femminile, come lo definisce la stessa regista.

Rosa/Dante e Clara/Alba Rohrwacher sono una coppia in crisi in viaggio a Palermo verso il matrimonio di un amico della seconda, perse tra le strade confuse, piccole, strette e dai sensi in continuo mutamento della “capitale” di Sicilia che diede i natali a Rosa. Si consumano i litigi, la relazione arriva a una fine e l’auto a incastrarsi in un vicolo, dove si scontrano con il corpo senza sfide di Samira/Elena Cotta, suocera acquisita del capofamiglia dei Calafiore/Renato Malfatti, Saro, un omaccione con la testa dura come la roccia arroccato su una palazzina che affaccia su Via Castellana Bandiera.

La stradina stretta va in entrambi i sensi, ma né Rosa né Samira hanno intenzione di lasciar passare il passo all’altra. Il timore per Via Castellana Bandiera era che tutto si svolgesse solo all’interno delle auto, le cui riprese traballanti rappresentano un serio pericolo per la riuscita della pellicola, ma fortuna vuole che gli spazi fossero ben più larghi delle aspettative.  Chi sia Tischi Toschi – il nomignolo che i Calafiore danno a Rosa – nella vita reale non importa, il vero centro è la tragedia di Samira, Elena Cotta eccezionale che col viso e le mani racconta più storie di mille dialoghi.

Via Castellana Bandiera non si esaurisce tra campo e controcampo, da un parabrezza sporco all’altro, è riempito dalla parlata di Saro e della sua famiglia, e anche dai suoi amici tra cui il napoletano Filippo Mangiapane/Carmine Maringola, un furbo, come la sua terra desidera che si rispetti lo stereotipo, che organizza una scommessa tra gli abitanti della strada ai danni della dignità della rispettata e morente Samira. Il finale arriva scontato, lotte di classe e lotte d’amore, lotte di cultura e lotte fisiche: tutte vane, tutte inutili quando in realtà ci sarebbe spazio per tutti, una morale tutt’altro che scontata.

Sopravvalutare o sovrastimare sono due parole fuori dal dizionario di Via Castellana Bandiera, tutto è naturale e il mondo può accogliere le varie esistenze senza il bisogno di dover soddisfare una famigerata fame di tolleranza, ma anche solo guardandosi per un istante da dietro il vetro di un finestrino. Accettare e dimostrarsi consapevole degli altri, senza doversi affermare con un freno a mano per ostruire una strada, che sia scendere o a salire, perché in tal caso tutti hanno ragione e tutti hanno torto. L’Italia ed il suo cinema di questo avrebbe bisogno, l’eliminazione dei moralismi a favore anche della buona riuscita di una sceneggiatura e una regia mai noiosa che tiene inchiodati alla poltrona mentre i titoli di coda scorrono con le note dei Fratelli Mancuso e la loro Cumu è sula la strata a coprire una scena dolorosa e commovente.

 

5 pensieri su “Via Castellana Bandiera (Emma Dante, 2013)

    1. Purtroppo sì, nonostante il team dietro Via Castellana Bandiera si sia dato da fare per dare una certa visibilità al film nel web, Emma Dante non ha avuto una grossa distribuzione, né i media più seguiti hanno voluto dargli spazio. E’ la solita tragedia di quei film “diversi”, non mi stupirei se anche ai David l’anno prossimo si dimenticassero completamente di questo film. Secondo me va recuperato :)

      Faust

      "Mi piace"

  1. la sfortuna degli indisciplinati è che i film che piacciono a costoro non interessano agli altri. Di andare da soli al cinema, no – che lo trovo triste,per me eh-e quindi aspetto il dvd.
    Emma Dante mi pare proprio brava e mi piace anche la sua faccia per nulla plasmata sull’estetica bamboleggiante delle fiction

    "Mi piace"

    1. Capita sempre così, già. Però noi indisciplinati in qualche modo recuperiamo sempre le cose interessanti, personalmente al cinema 9 volte su 10 ci vado da solo, un’abitudine che ho da tanti e tanti anni che ormai per me è quasi più naturale che andarci in compagnia! Il DVD sarà cosa da avere, magari ne farò n acquisto doppio insieme al Reality che ancora manca alla collezione! Emma Dante bravissima, fa venir voglia di vederla a teatro!

      Faust

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.