Il sospetto (Thomas Vinterberg, 2012)

di Fausto Vernazzani.

Il film dura 115 minuti e dal 110 in poi comincia a costruirsi un castello di carte. Lucas (Mads Mikkelsen) è il miglior amico di Theo (Thomas Bo Larsen), frequenta un gruppo di cacciatori d’un paesino della Danimarca. Vive solo, è divorziato e suo figlio Marcus piange per la lontananza col padre, mentre la figlia di Theo, Klara, sembra avere una cotta per Lucas. Il problema? Lucas è il suo maestro d’asilo e lei è una bambina che gli dà un bacetto, ma l’ovvia partaccia che segue la convince a dire agli altri insegnanti d’aver subito un abuso. Da quel momento il sospetto dilaga e Lucas diventa un mostro agli occhi di gran parte dei suoi concittadini. Tobias Lindholm alla sceneggiatura insieme al regista Thomas Vinterberg per Il sospetto, una storia coinvolgente, drammatica, ma in realtà solo un castello di carte e nulla più. Con pazienza ed una certa innegabile bravura si può costruire una torre altissima, ma tra un “mattone” e l’altro non c’è che vuoto.

Striscia e lascia la scia il sospetto del titolo italiano (sostituito al The Hunt, traduzione dell’originale Jagten), scivolando nei vuoti lasciati tra una carta e l’altra, carte che espongono numeri altissimi, cifre in crescita fino alla scala reale finale che porta alle stelle. Il film all’apparenza è straordinario, ma la realtà è la sua inconsistenza. La coppia di autori, Lindholm e Vinterberg, già insieme per l’ottimo Submarino, hanno tra le mani una storia eccellente, dal potenziale esplosivo capace di scatenare le più profonde riflessioni sulla verità, sull’innocenza, ma l’unico obiettivo che riesce a raggiungere è quello di diventare la perfetta costruzione dell’irrealtà e di quel nulla da cui gli abitanti di Fantasia fuggivano ne La Storia Infinita.

Lo spettatore dovrebbe essere assalito dalla medesima reazione: paura per un film che rischia d’esser troppo applaudito quando l’unico futuro di cui è degno è il dimenticatoio. Vinterberg, sulla sedia da regista, sfugge alla verità del mondo, racconta un personaggio mosso da poche scelte nonostante le due ore di film, poche e persino sbagliate, così sconclusionate che l’empatia, obbligata dall’assurda accusa subita, viene incrinata. Il vetro si spacca, c’è una crepa, poi un’altra ed un’altra ancora, fin quanto il vetro non è una ragnatela che impedisce di vedere il film per quello che è: un castello di carte destinato a cadere.

La regia di Vinterberg è statica, piena di primi piani che sottolineano il volto cinematografico di Mikkelsen, grande attore alla sua prima grande caduta, inferiore al più bravo Thomas Bo Larsen, forse per via della credibilità su cui i personaggi involontariamente invitano a riflettere. Un errore filmico, un esempio di come il dramma può diventare farsa, Il sospetto è un’opera cinematografica dal valore nullo. Potente a livello emotivo, ma così debole sia nella struttura che nella regia al punto da crollare, poco a poco, mentre si ricomincia a respirare l’aria fuori dal Cinema, quell’aria così forte e tesa che ti coinvolge in uno spettacolo paragonabile alla condensa: un attimo è lì e cattura la tua attenzione, un momento dopo non c’è più, disperso nel vuoto.

Possibile che chi ha diretto fosse al corrente di tutto ciò, al punto da sfruttare questo vuoto, da usarlo a suo favore per prolungare il film, tentando di creare la sensazione di nulla che circonda Lucas/Mikkelsen, rotta però dalle evoluzioni delle sceneggiatura, colpi di scena che non si reggono in piedi, traballanti come la macchina da presa che spesso dondola sul suo supporto. Cadrà, questo è quel che sappiamo, cadrà come il castello di carte, pezzo per pezzo, fino a quando l’intera struttura sarà sparsa sul pavimento lasciando viva solo un’idea, sprecata.

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3 pensieri su “Il sospetto (Thomas Vinterberg, 2012)

  1. …e se poi il sospetto si riferisse proprio al fatto che forse…chissà….la storia di quei bambini che raccontano quei particolari, il sotterraneo (che se nn sbaglio uno degli amici ha…), la famiglia perfettina dell’amico ricco, il figlio che si ferma a guardare quelle foto alle pareti…la scena finale…
    Insomma, quegli amici così amici, non è che nascondono un qualche segreto????
    quasi quasi lo rivedo proprio con questo spirito!

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