The Cockfighters

FEFF14: The Cockfighters (Jin Rui, 2012)

FEFF14: The Cockfighters – la recensione di Francesca Fichera.

Esiste qualcosa di meglio di un ring per mettere in scena l’eterna battaglia per la sopravvivenza dei più deboli? Non ci pensa due volte sopra l’autore di The Cockfighters. Firmando la sua opera d’esordio, il cinese Jin Rui regala al pubblico un coinvolgente ritratto della società, di quell’incrollabile dicotomia che oppone i poveri ai ricchi e, nel contempo, vincola gli uni agli altri secondo il principio più noto della filosofia politica: homo homini lupus.

Un gallo è come qualsiasi altro animale – uomo compreso; un gallo è semplicemente un modo diverso di dire la stessa cosa, con una piccola arena sotto di sé a far da specchio per le cose degli uomini. Lo sguardo di Jin Rui esplora stratificazioni e gerarchie sociali con frenesia rabbiosa e dolente saggezza.

La macchina da presa si schiaccia sui volti dei (pre)potenti per mostrarne degrado e corruzione nel dettaglio: caricata – forse troppo – personificazione della cattiveria, l’adolescente tossicomane Xiao Mao, unico erede di una famiglia di intoccabili, è indagato dagli occhi del regista in qualsiasi prospettiva, dal primissimo piano al campo lungo, con un pulsante commento musicale in chiave hardcore come sottolineatura  dei suoi nevrotici, violenti e reiterati abusi di potere.

Sua vittima principale è l’ex pilota aeronautico Lao Wei, vedovo e padre di una ragazzina per la cui futura incolumità si impegna da anni ad accumular soldi sfruttando i combattimenti fra galli. Ma anche Lao Jin, vecchia conoscenza dell’accademia militare che lo aiuta a metter da parte il denaro, finisce con l’arrendersi alla supremazia dei Mao: Lao Wei, ridente e tenero durante i primi minuti di pellicola, è destinato a cadere ben presto nelle sabbie mobili del tragico, solo, isolato, uomo reso libero dalla sua integrità ma fatto schiavo dalla vigliaccheria altrui. Facile, dunque, prevedere il finale, che difatti non dice nulla di nuovo.

Però Jin Rui è forte e, per essere alla sua prima regia, si difende benissimo. La sua ingenuità giovanile dà freschezza all’insieme, asseconda gli impulsi, si scrolla di dosso qualsiasi fronzolo. È un frutto acerbo, una promessa che andrebbe mantenuta.

 

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