The Final Destination 3D (David R. Ellis, 2009)

di Roberto Manuel Palo.

La saga di Final Destination vanta numerosissimi fan. Le due caratteristiche fondamentali dei primi tre film di questa saga sono: l’apocalittico incidente iniziale spettacolare e pieno di pathos e l’originalità data dal killer incorporeo, ovvero la stessa Morte, e dalle dinamiche stupende di ogni uccisione. Poi non c’è nient’altro, la sceneggiatura è un pretesto per la carneficina, gli attori devono semplicemente farsi ammazzare, e quanto più splatter c’è meglio è. Un altro dei pregi della saga è la linearità, non si crea mai confusione, il disegno della Morte è preciso e non può essere cambiato, in modo che lo spettatore non si confonda e arrivi tranquillamente alla fine, premendo stop, ruttando e  dimenticandosi il tutto dopo un’ora e mezza di divertimento.

Ma un giorno arriva David R. Ellis, già regista del secondo capitolo, che decide che è giunto il momento del 3D, che va tanto di moda , ed esce così The Final Destination 3D. Ellis si è concentrato un po’ troppo sull’implementazione della nuova tecnologia, perché spariscono tutte le caratteristiche fondamentali della saga. Nick (Bobby Campo) sta visionando una gara automobilistica all’autodromo con la sua fidanzata Lori (Shantel VanSanten) e i suoi amici Hunt (Nick Zano) e Janet (Haley Webb). Nick ha la visione di un incidente terribile provocato da un’ auto che ucciderà tutti i presenti. L’incidente avviene realmente e Nick riesce a portare fuori i suoi amici più un’altra manciata di persone tra cui l’addetto alla sicurezza George (Mikelti Williamson). Ma la Morte verrà a riprendersi tutti i sopravvissuti secondo l’ordine in cui sarebbero dovuti morire.

L’incidente iniziale dei film di Final Destination è la scena Madre del film, quello che chiunque, fan o non fan, visiona per curiosità. È la scena con più pathos, con più splatter, con più Morte. Ed è proprio del pathos che Ellis ci priva nella scena dell’incidente all’autodromo. In essa vediamo solo una serie di morti splatter senza alcun criterio né registico né spettacolare ed a tratti idiota. Il regista vuol far capire subito che vuole prendere in giro lo spettatore adottando delle freddure degne del più cretino ragazzino delle scuole elementari. Un esempio eclatante: (SPOILER) morte, distruzione e panico attorno, una signora dice: “Insomma, volete tenere la testa sulle spalle?” e una ruota dall’alto le stacca la testa. (FINE SPOILER).

Venuto meno il pathos della scena iniziale, il fan spera almeno nell’originalità delle morti, altro marchio di fabbrica del brand. Nulla di nulla. Oggetti che si muovono da soli, omicidi normali contornati da un’altra freddura di una signora con due bambini che (SPOILER) dice:”Non si preoccupi, darò sempre un occhio a questi due” e le finisce un chiodo in un occhio (FINE SPOILER). Il divertimento si trasforma in noia e sonnolenza. Un film inutile pieno zeppo di 3D che non è neanche tanto male. Ma non basta solo il 3D per fare un film,  ormai lo hanno capito tutti – tranne Ellis, che ha rovinato una saga.

La linearità anche viene meno perché il regista crea una gran confusione: il protagonista ha un’altra visione, non si capisce bene l’ordine del disegno della Morte e, a un certo punto, anche Lori si diverte ad avere visioni. Risultato? Non si capisce nulla ed è un film totalmente da buttare via. Ellis poi ci ha regalato un’altra perla della schifezza che risponde al titolo di Shark Night 3D. Perché ora se non mette il 3D nei suoi film non è contento.

See You Soon.

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2 pensieri su “The Final Destination 3D (David R. Ellis, 2009)

  1. i primi due capitoli potevano anche avere un loro senso, ma sinceramente dal terzo in poi potevano anche lasciar perdere.
    Il 3 D poi,avrebbe il suo senso come supporto ad un ottima storia, ma se manca proprio questa allora diventa la classica solo il supporto del nulla e della carenza creativa, come i sequel, i remake e i reboot.

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    1. Il senso dei Final Destination è solo l’originalità delle morti che,lo dico sinceramente, a me personalmente non ha mai deluso, eccetto in questo quarto capitolo. Sono d’accordo con te sul 3D anche se, di solito, quando c’è un’ottima storia, non c’è il 3D in quanto il 3D sembra essere il diversivo ad una pessima storia o, almeno, in ciò che ho visto fino ad ora in 3D:D

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